Ancona, la tragedia alla Lanterna Azzurra. Salvo un 16enne che ha ispirato la storia de «I nostri figli» «A mio figlio il biglietto 1351: perché sono entrati così in tanti?»


In salotto c’è anche il sindaco Maurizio Mangialardi

Ma facciamo un passo indietro di tre giorni. Siamo a casa Calì, a Senigallia. Ore 20.30 di giovedì. In salotto c’è anche il sindaco Maurizio Mangialardi. È qui per vedere sul primo canale il tv movie con Giorgio Pasotti e Vanessa Incontrada. Carmelo, imprenditore edile, è un cugino della povera Marianna ed è sua moglie Paola, 52 anni, a spiegare che «sono decisioni che prendi d’istinto. Ho pensato anche ai miei figli, a cosa sarebbe potuto succedere loro se la vittima fossi stata io. Sentivo di dover salvare quei bambini». Nel 2007 con Carmelo, accettò, pur avendo già due figli (un terzo arriverà poi) di prendere prima in affidamento e poi di adottare i tre bambini (allora di 3, 5 e 6 anni) di Marianna barbaramente uccisa (nonostante avesse lanciato l’allarme con ben 12 denunce per violenze contro il coniuge) a coltellate per strada dal marito Saverio Nolfo, a Palagonia, nel Catanese. La nuova vita, pur tra mille difficoltà, data ai bambini da Paola e Carmelo nella città dove ancora vivono, Senigallia, ha liberamente ispirato il racconto de «I nostri figli», il film tv di Andrea Porporati con Pasotti e Incontrada. A fine film — visto da circa cinque milioni e mezzo di spettatori — il sindaco Mangialardi assai commosso aveva ringraziato ( è il racconto puntuale di viveresenigallia.it) Carmelo e Paola «per l’esempio che ci hanno dato e per valori preziosi che sono stati capaci di trasmetterci». Succedeva tre giorni fa. E alla fine del film, che pure raccontava una storia drammatica, si scorgeva un lieto fine.

Ora Senigallia è in lutto

Tre giorni fa… Ma adesso a Senigallia Mangialardi ha proclamato il lutto cittadino perché quattro delle vittime della tragedia di venerdì vivevano qui, in questa bella cittadina sull’Adriatico.
E adesso Carmelo Calì riprende il racconto di quel che è successo in discoteca quando due dei «miei figli» — senza fare distinzioni — erano alla Lanterna Azzurra. Racconta dei momenti drammatici della notte e di come a entrambi bruciasse «la gola». «Per noi c’è stato il rischio di essere un nuovo dramma dopo tutto quello che abbiamo vissuto. Dopo i tanti sforzi fatti da noi e da quel ragazzo, insieme ai suoi fratelli, dalla nostra famiglia». «A un certo punto — racconta Carmelo — uno dei due ragazzi è rimasto solo e non capiva cosa fosse successo. Solo una volta fuori ha capito». L’altro ragazzo ha invece assistito a tutto, il fuggi fuggi, il parapetto che cedeva e i corpi finiti uno sull’altro.

«Un amico ha salvato mio figlio»

«Lui — dice Calì — si è fatto come trascinare fuori dalla folla. Era rimasto incastrato

Il biglietto d’ingresso con scritto 1351 in basso a destra
Il biglietto d’ingresso con scritto 1351 in basso a destra

ma per fortuna un coetaneo lo ha aiutato a rialzarsi, tirando per una gamba, e a uscire dal locale». Una volta all’esterno i due adolescenti hanno subito chiamato il padre a casa. «Mi hanno detto che stavano bene – racconta Carmelo -, che non dovevo preoccuparmi perché stavano tornando con il padre di un loro amico». «Doveva essere una festa – afferma ancora Calì – e invece è successo qualcosa di pazzesco». Si ferma, e riprende a parlare. E ripete: «Ho ancora uno dei biglietti d’ingresso acquistati dai miei figli in prevendita. Riporta il numero mille e 350. Perché in una discoteca dove dovevano entrare poco più di 800 persone ne sono state fatte entrare il doppio?».

8 dicembre 2018 (modifica il 9 dicembre 2018 | 00:33)

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FONTE UFFICIALE: CORRIERE.IT

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