Al Festival del muto «La Czarina»: rivive la regina erotica di Lubitsch


Un Lubitsch mai visto uno dei tanti regali di questa trentasettesima edizione delle Giornate del cinema muto di Pordenone. Forbidden Paradise(1924), che in Italia usc col titolo La Czarina, era uno di quei film di cui si parlava per allusioni o interposta persona: si conosceva la trama — le avventure erotiche della regina di un immaginario stato europeo — ma ci si doveva accontentare di vedere solo quello che era rimasto, pi o meno due terzi dell’originale. Fino a quando il Museum of Modern Art con il sostegno della fondazione di George Lucas ha recuperato due copie (incomplete) che, messe a confronto con alcuni negativi (lacunosi anche loro), hanno permesso di ritrovare la quasi integralit del film, che sar presentato in prima mondiale venerd 12 Pordenone alla presenza della figlia del regista, Nicola Lubitsch.

Mescolando abilmente passato e presente (l’ambientazione sembra quella tipica del Settecento pi favolistico ma all’improvviso entra in campo un’automobile), kitsch e satira politica (i rivoluzionari non sai se sono pi comici o minacciosi), il film ribalta lo schema del maschio conquistatore attribuendone tutte le caratteristiche a una donna che non si preoccupa nemmeno delle apparenze e per conquistare l’ufficiale su cui ha messo gli occhi esilia la fidanzata senza un attimo di compassione. Salvo naturalmente redimersi nel finale (anche perch ha messo gli occhi su un’altra preda).

proprio vero: Lubitsch non delude mai, in questo caso anche per merito di una serie di scoppiettanti gag che ora si possono finalmente gustare nella loro forma originale, dal taglio di capelli alla maschietta della sovrana che fa piangere le tradizionalissime dame di corte al mal di schiena del ciambellano (Adolphe Menjou) costretto a spiare sempre dal buco della serratura e preoccupato per le finanze dello stato (mette mano al portafoglio per tacitare chi vuol fare la rivoluzione: Alla prossima — si legge in una didascalia — il regno va in bancarotta) fino alle innumerevoli porte che si aprono e si chiudono per far entrare e uscire gli amanti della regina (lei l’affascinante Pola Negri, gi al centro dei gossip hollywoodiani per la sua tumultuosa e fulminea storia con Sciarli Chaplin — cos lo chiamava — e poi con Rodolfo Valentino). Non manca nemmeno un pesciolino che censura il bacio riflesso nell’acqua del giovane capitano e della sua fidanzata (e che far ricordare ai cinefili italiani il pesce democristiano che, trent’anni dopo, impedir a Tot di ammirare le grazie nude di Isa Barzizza in Fifa e arena: una citazione?).

E a proposito di anticipazioni, quest’anno Pordenone ha messo in programma anche una serie di mini-spot pubblicitari, rigorosamente muti, che venivano proiettati al cinema negli intervalli. La corsa al consumismo esisteva anche all’inizio del Novecento; non deve stupire che sfruttasse il neonato cinema per invitare all’acquisto: curioso invece che per lo stesso prodotto, un sapone per sgrassare, si sottolineasse l’uso di genere, quello per gli uomini (alla fine del lavoro in fabbrica) e quello per le donne (per i lavori domestici), dividendo lo schermo in due. Dimostrando che gi cent’anni fa la pubblicit anticipava il cinema nello sperimentare linguaggi nuovi se non avanguardistici.

11 ottobre 2018 (modifica il 12 ottobre 2018 | 09:49)

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