Al collaboratore di don Puglisi: «Hanno fatto bene ad ammazzarlo»


PALERMO – Sono passate solo tre settimane da quando Papa Francesco è andato a casa di don Pino Puglisi, fermandosi nella piazzetta dove nel 1993 il parroco di Brancaccio fu ucciso dalla mafia palermitana. Apparvero decine di lenzuoli bianchi ai balconi e sembrò che con la visita del Papa l’intero quartiere volesse voltare pagina. Ma adesso che si sono spenti i riflettori su questo luogo di memoria, frattanto diventato zona pedonale e meta di pellegrini lungo le «vie dei tesori», un energumeno indispettito dal divieto di parcheggio si scaglia contro il più vicino collaboratore di don Puglisi, Maurizio Artale, il presidente del Centro intitolato al prete che strappava i ragazzi alle cosche, inveendo: «Hanno fatto bene a ammazzari ‘u parrinu».

Il deserto della piazza

Frase odiosa echeggiata dopo una raffica di grida e parolacce avvertite alle 13 di sabato scorso dagli abitanti dei tre edifici che s’affacciano sulla piazzetta. Tanti ai balconi. Ma tutti per pochi minuti. Pronti a rientrare, a sprangare gli infissi. E quando Artale, additato come «uno sbirro», ha guardato in alto ha scoperto il deserto. Fatta eccezione per quattro studenti arruolati come ciceroni di casa Puglisi rimasti inchiodati al balcone fino al termine della scena, senza nemmeno pensare ad uno scatto con il telefonino.

Avvertiti questore e prefetto

La storia è adesso raccontata sul sito del Centro Padre Nostro, ma anche con nota già inviata al questore Renato Cortese e richiesta di incontro al prefetto Antonella De Miro. Come racconta Artale, «l’energumeno venuto fuori dal portone del civico n.3 di Piazzetta Puglisi, a torso nudo, barba folta e nera così come la sua capigliatura alla moda, si è diretto verso di me con un fare pari a quello di un rinoceronte che carica la sua preda… Puntandomi il dito in faccia, mi urla che per colpa mia lui non può più posteggiare la moto sotto il suo balcone e che da quando io ho comprato quella casa per il Centro, indicando con l’indice la Casa Museo dove ha vissuto il Beato Puglisi, in quella piazza non c’è più pace…».

Il sindaco che non piace

Artale a quel punto ha provato a replicare che il nome della piazza e il divieto dipendono dal sindaco. E il “picciotto”: «Ma chi? Ddu curnutu? Chiddu ca ni lassa senza travagghiu? (quello che ci lascia senza lavoro?)». E poi, indicando la casa del sacerdote proclamato santo: «Hanno fatto bene ad ammazzarlo». A quel punto Artale alza gli occhi ai balconi e trova il vuoto, come ricorda: «Dov’erano le centinaia di persone che hanno esposto i lenzuoli per il Papa? Come mai nessuno è sceso dalla propria abitazione per cercare di condurre alla ragione l’energumeno?».

Contrabbandieri ai semafori

Amara la considerazione che anima il dibattito fra i giovani del Centro, come ripete Artale mentre il sito accende il dibattito: «Non è possibile che nessuno degli abitanti di quella piazza non ripudi con fermezza un simile comportamento… che quella piazza non sia oggi per tutti loro un vanto, un motivo di orgoglio… Oggi almeno tutti i cristiani cattolici devono decidere da quale parte stare, se dalla parte dei mafiosi o dalla parte degli ‘sbirri’». Ancora più amara la considerazione finale: «L’energumeno ha almeno avuto il coraggio di sbattermelo in faccia da che parte sta. Dopo 25 anni di testimonianza a Brancaccio, posso dire con certezza che lui ha sbagliato la parte dove stare. Ma ha deciso anche di non stare dalla vostra parte, dove si stendono lenzuoli bianchi e poi non si scende in piazza per difendere l’opera di don Pino, del Beato Puglisi». Ecco il punto di svolta che costringerà non solo la Chiesa a riaccendere i riflettori in un quartiere dove da un paio di settimana sono pure ricomparsi i picciotti con i banchetti per la vendita delle sigarette (e altro). Banchetti a ogni incrocio, a ogni semaforo, da piazzetta Puglisi a via Diaz, fino a via Giafar dove Puglisi sradicava i giovani dal marciapiede.

8 ottobre 2018 (modifica il 8 ottobre 2018 | 12:14)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




FONTE UFFICIALE: CORRIERE.IT

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi