Acogny e il potere della danza: «Abbatte i muri tra le culture»


Perch si danza? Per sentirsi vivi, il primo gesto del piacere. Persino camminare, o ascoltare musica, equivale a ballare. Per me la danza nella vita di tutti i giorni, mai separata dal nostro quotidiano. Se la gente danzasse prima di andare a lavorare, al mattino, credo che il mondo andrebbe meglio. Lei, la coreografa, danzatrice e pedagoga senegalese Germaine Acogny, al mattino si sveglia tra i baobab della laguna che ospita la sua cole des Sables, a cinquanta chilometri da Dakar, e va a camminare nell’Oceano per un’ora, danzando nell’acqua in uno stato meditativo. Sono in dialogo permanente con il cosmo — racconta —, sento nel mio corpo la natura cui mi ispiro nel mio metodo di insegnamento: immagino la testa come una ninfea, le braccia come le foglie che galleggiano sull’acqua, il corpo come le radici. Ai miei allievi consiglio di radicarsi nella terra e di prendere nutrimento dall’esterno.

l’elisir di giovinezza di questa 74enne ritenuta la madre della danza africana, incoronata un mese fa a New York ai Bessie Awards, per la sua interpretazione dell’assolo — coreografato per lei dal francese Olivier Dubois sulla Sagra della Primavera di Stravinskij — Mon lue noire: la sua Eletta nera l’immagine stessa della fierezza e del coraggio con il quale ha affrontato un assolo potente che celebra l’eredit nella danza, il ruolo della donna e della donna che danza, recita la motivazione del prestigioso premio. Gioved prossimo Acogny sar ospite di X Factor, nella nuova linea artistica dettata dal direttore Simone Ferrari, in una performance che vede danza e musica fuse in un linguaggio universale capace di abbattere barriere linguistiche e culturali: si esibir nelle coreografie create, da lei stessa con l’inglese Aaron Sillis (che fa parte del nuovo team guidato di Ferrari), per i danzatori del corpo di ballo dello show. Inoltre, le sar dedicata una puntata di Dance – Perch balliamo, nuova serie internazionale di documentari in onda, a partire dal 19 marzo, su Sky Arte.

Con il cranio rasato e la figura statuaria, la carismatica senegalese un’icona dell’orgoglio nero per la sua attivit pedagogica nel costruire un’identit panafricana nella danza, nell’infrangere gli stereotipi: Ci sono molti fantasmi sul corpo africano — afferma —. Fantasie legate a capacit fisiche intrinseche. Molti pensano che per gli africani la danza sia innata: non vero, una cosa sapersi muovere, un’altra saper ballare, devi studiare. Stereotipi difficili da sradicare. Certo che, con la danza, pi facile avvicinare il prossimo e sentirne la verit nel corpo. Perci la ritengo la prima delle arti, aiuta l’incontro tra etnie e mondi diversi. Una filosofia che stata il filo conduttore della sua vita: nata in Benin da padre senegalese, ma discendente dall’etnia degli Yoruba lacerati dalla diaspora, Acogny ha studiato danza contemporanea da adolescente in Francia, importando poi l’esperienza europea al suo rientro a Dakar in una fusione coreografica con la tradizione autoctona. Un giorno volevo ispirarmi alla poesia Femme nue, femme noire di cui non conoscevo l’autore. “L’ha scritta il presidente Lopold Sdar Senghor”, mi inform un amico giornalista. Cominci cos la collaborazione con l’illuminato poeta-politico che fu il primo presidente del Senegal dal ’60 all’80.

Voleva trasformare il Paese nella Grecia dell’Africa: letteratura, arti plastiche, mancava per la contemporaneit della danza. E per Senghor era molto importante. Sapeva dei miei nuovi lavori ma, non essendo un esperto chiese consiglio a Maurice Bjart. E fu cos che nel 1975 incontrai, a Bruxelles, Bjart che decise di fondare il Mudra Afrique in Senegal, la prima scuola di danza in tutta l’Africa. Germaine la diresse fino all’82, quando fui costretta a lasciarla: Senghor era partito, il successore Abdou Diouf non voleva continuare, finirono i soldi. Fu allora che incontrai mio marito Helmut Vogt, tedesco e bianco. Con lui ho fondato prima l’cole Ballet Thtre a Toulouse, in Francia, poi, a Dakar, l’cole des Sables, un villaggio della danza dove accogliamo allievi da tutta l’Africa.

10 novembre 2018 (modifica il 10 novembre 2018 | 21:09)

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