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Da Raqqa se ne vanno in autobus. Gli ultimi guerriglieri terroristi dell’Isis e i civili superstiti e vittime di un assedio durato pi di tre anni e carico di sofferenze e di sangue. Le sorti della capitale, provvisoria o simbolica, del Califfato che doveva insediarsi sulla Siria e sull’Iraq contemporaneamente e poi, nei sogni dei jihadisti, a tutto il Medio Oriente e oltre, dovunque abitano musulmani. Arrivarono quasi contemporaneamente a conquistare citt molto pi importanti e popolose. Erano loro, in quel momento, ad assediare, a celebrare, a uccidere. Poi, a poco a poco, il mondo impar a fermarli e poi a passare al contrattacco. Superstiti delle atrocit dell’Isis e anche dei bombardamenti dei liberatori. Che non erano una coalizione ma due, concorrenti e opposte, praticamente nemiche. Due fazioni siriane, quella governativa e quella rivoluzionaria ma non jihadista e i rispettivi alleati. Per mesi il rombo dominante fu quello dei cannoni russi, nelle ultime settimane quello dei bombardieri americani. Solo questi ultimi, secondo elementi confermati dai dati neutrali internazionali e neutrali, sono costate almeno un migliaio di morti, quelle precedenti, in un tempo pi lungo, almeno altrettanti. Ci riuscirono e adesso gli autobus che percorrono il deserto ospitano gli uni e gli altri, separati o assieme. Un finale imprevisto e quasi di sogno della fine di una lunga guerra feroce, non solo a Raqqa ma ormai in tutta la Siria e buona parte dell’Iraq. Una guerra finisce, un’altra gi cominciata fra i vincitori: l’esercito iracheno e le milizie curde, alleate fino al referendum che dovrebbe avere sancito la nascita di uno Stato curdo richiesto alla fine della Prima guerra mondiale come parte dello smembramento dell’Impero ottomano. Il resto del pianeta si occup nelle sue province mediorientali, quasi esclusivamente di spartirsi il petrolio e di rimanere coinvolte nei residui di una Guerra Fredda felicemente o quasi raggiunta e proclamata nel resto della Terra. Fu questa sorte comune ad allargare o abolire i confini e le barriere politico economiche e a risvegliare tragicamente quelle tribali e soprattutto religiose. una guerra civile dell’Islam, che tragicamente si estesa al resto del mondo e pi crudelmente in Europa. una sorpresa a lungo termine. Era diffusa una specie di rassegnazione. Che fra l’altro aveva ispirato una fantasia storico letteraria, una leggenda fantapolitica. Proprio nei giorni della prima strage a Parigi, uno scrittore francese aveva stampato una leggenda: l’unico generale in grado di liberare Raqqa era Napoleone risorto. Che in realt non era mai morto, salvato dai fedelissimi il giorno dopo la sconfitta di Waterloo mediante ibernazione, nell’oceano, riscoperto da pescatori nell’Artico assieme al suo cavallo preferito, riportato a Parigi, istruito sull’incubo in corso. Che si era costruito un piccolissimo esercito privato con pi spogliarelliste che soldati, era atterrato a Raqqa e in un paio di incontri aveva convinto il capo dell’Isis che solo smontando la sua organizzazione avrebbe potuto andare nel paradiso islamico e incontrare le concupite Uri. E Bonaparte aveva potuto dimenticare le sue arti marziali e ritirarsi all’Elba con una nuova amante. Forse lui non ne aveva proprio bisogno, ma il ventunesimo secolo s Riproduzione riservata
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