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La “gonnellina” di jeans con un simpatico Brontolo ricamato su una tasca di dietro, giace sconsolata sul pavimento. Ancora più sconsolata è la sua proprietaria 47enne, reduce da una crudele illuminazione che le cambierà se non la vita certamente il rapporto con l’armadio. Mi sa che questa non me la posso più mettere.

Amara presa di coscienza che per altro segue fino ad oggi inascoltati e spietati mamma via, questa non te la puoi più mettere. Alla tua età. A 47, 50 anni magari 55 e intorno a 60. E la gonnellina mamma, zia e persino nonna “non se la dovrebbero più mettere” insieme a un sacco di altre cose che invece continuano a far parte allegramente e senza imbarazzo del loro guardaroba. I pantaloncini rosa Abercrombie che erano il suo cavallo di battaglia, il tubino elasticizzato super aderente che segna ogni centimetro fuori linea, il bikini con lo slip “brasiliano”, la canotta leopardata e bella scollata, la maglietta di Hello Kitty . E gli anfibi, le converse, lo smalto nero, la bigiotteria flou. Indossati con disinvoltura fino a quel momento lì, il momento dell’autocritica, che arriva a tradimento un giorno qualunque, perché davanti allo specchio l’occhio cade su quel rotolino che forse ieri non c’era, sulle ginocchia che improvvisamente appaiono flaccide, sulle rughe che troneggiano sul décolleté.

Per molte la svolta è questa, accompagnata da una nuova insicurezza e una improvvisa paura del ridicolo che aprono prepotentemente l’era dei camicioni, delle gonne al ginocchio, dei pantaloni molto british e inoffensivi, dei beige e dei marroni. Ossia l’era della divisa da “invisibili” che l’estetica del conformismo vorrebbe imporre alle donne quando il loro corpo non è più “all’altezza”.

Per fortuna però ci sono pure tante over, coraggiose o semplicemente dotate di grande autostima che resistono, anche grazie al “sostegno morale” e molto a distanza delle indomabili più o meno cinquantenni famose, delle Sharon Stone e delle Madonne, delle Albe Parietti e delle Gianne Nannini, delle Demi Moore e delle Julie Roberts, eternamente giovani, persino madri di bebè, vestite come ragazzine. Esempi consolatori per chi di camicioni e sobrietà non ne vuole proprio sapere, perché si sente “giovane dentro”, perché ha sempre un bel fisico perché comunque mica c’è una regola che stabilisca quando dire addio alla gonnellina. Continuo a indossare minigonne, ho abiti di quando avevo 30 anni, mi stanno ancora e mi fa piacere metterli. Certo, a volte colgo qualche sguardo di disapprovazione ma per ora non mi turbano più di tanto. Vestirmi “da giovane” mi fa stare bene.: Roberta, 51 anni, è sposata con un ingegnere e giura che il suo look non è pensato per attirare l’attenzione dei maschi. Però non lavoro precisa e questo forse mi permette di essere più libera in questo senso. Immagino che una professionista, una bancaria, un’insegnante debba fare i conti con certe regole. Già, ma quali sarebbero le regole? A dettarle ci hanno provato in Inghilterra con un sondaggio per conto di Diet Chief che ha coinvolto duemila donne tra i 18 e i 65 anni. Risultati sconfortanti per molte delle nostre eterne fanciulle. Il bikini? Fino a 47 anni. La minigonna? Mai dopo i 35. I tacchi alti? Fino a 51. E ancora niente jeans e canotta se si superano i 40, banditi gli Ugg e i leggins dopo i 45. E i capelli? Dopo i 53 anni vietato tenerli lunghi.

Paola abita a Livorno, fa l’impiegata in uno studio legale, ha 48 anni, due figli grandi, è separata e ha deciso di “dividersi in due”. Allora se vado al lavoro, in città di giorno a fare commissioni, fuori con i miei figli mi vesto da “vecchia”, niente camicioni per carità ma insomma da non dare nell’occhio. Poi ho un guardaroba a parte per le uscite serali, per mare e vacanze. In queste occasioni mi metto quello che mi piace, gonne corte, tacchi altissimi, abiti stretti oppure per il mare pantaloncini e costumini , tanto vado sugli scogli. Paola è alta e magra ma non credo che sia importante questo, ci si deve poter vestire come ci piace, punto e basta. Belli o brutti, maschi o femmine, magri o grassi, a tutte le età. .

Parole che suonano come musica agli orecchi di

Brontolo che abbandona il broncio: lui e la gonnellina che lo ospita sono salvi, una mano li risolleva dal pavimento. Ma sì, chi se ne frega. Me la posso ancora mettere eccome. E quasi quasi ci abbino la felpa con Biancaneve.
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