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La super reflex da sogno: 39 megapixel per una qualità senza confronti per la quarta generazione digitale della casa svedese.

Non vi negherò che, a prima vista, la H3D di seconda generazione mi ha fatto quasi tenerezza, con quel suo corpo enorme, una “taglia forte” in un mondo di modelle, una muscle car americana esposta a uno show automobilistico europeo: credo che abbiate capito che cosa intendo, la sensazione è quella di trovarsi fuori posto, vestiti da pomeriggio a una serata di gala (anche che se c’è chi non apprezza la differenza ma di questo parleremo altrove.).

Il corpo macchina si sviluppa in maniera longitudinale, diciamo così, mentre tutti siamo abituati a fotocamere “trasversali”, sempre per usare un parallelismo con il mondo automobilistico; la grossa impugnatura, in realtà l’alloggiamento della batteria, sembra un attaccatura posticcia a una struttura tradizionale, tipo la serie 503, che è andata avanti per decenni senza bisogno di tale appendice. L’insieme forma un oggetto del mistero più che del desiderio, una silhouette sbagliata, qualcosa che ricorda più una Fiat Multipla piuttosto che una Ferrari, il tutto peggiorato da un peso notevole. Insomma un oggetto d’altri tempi, assolutamente obsoleto nel concetto e nella sostanza.

Nulla di più sbagliato.

Ai vari incontri organizzati da Hasselblad avevo avuto già modo di metterci le mani sopra, cercando di capire l’idea che sta alla base di un sistema fotografico di questo livello: spesso questi eventi sono dei veri e propri happening con cocktail, danze e musica lounge dove fotografi, personaggi e curiosi ben camuffati si mescolano fingendo di parlare di fotografia e tecnologia avanzata. I commenti si sprecano, in positivo e in negativo nonostante, questi ultimi, suonino spesso un po’ come la favola della volpe e l’uva. Sì, devo dire prima di tutto che l’oggetto in questione non è proprio alla portata di tutte le tasche: al momento in cui stiamo scrivendo queste righe con il prezzo del solo corpo macchina potreste comprare un paio di Canon 1Ds Mark III con ottiche di tipo L e avanzarvi del denaro oppure, se preferite Nikon, diciamo che un set di ottiche VR e due o tre corpi macchina D3 vi farebbero risparmiare i soldi per un anno di cinema, fidanzate o mogli comprese. Il listino attuale vi chiede infatti circa 26.500 euro più IVA per portarvi a casa la H3D II 39; sia chiaro, la CompactFlash da 8GB vi sarà regalata dal rivenditore così potrete salvarci le vostre prime 120 immagini RAW. Sempre che abbiate il denaro per comprarvi almeno un obiettivo. Certo il prezzo rappresenta un forte deterrente per l’acquirente medio ma, come tutti i prodotti straordinari ed esclusivi, questo oggetto è destinati a pochi fortunati ed eletti professionisti o super amatori. Vediamo perché.

Il sistema è composto da quattro parti principali: il corpo centrale, il sensore digitale, il mirino e l’impugnatura batteria. Le dimensioni sono generose se confrontate con una normale DLSR digitale 35mm, ma qui risiede il problema logico principale dato che questa non è una 35mm bensì una medio formato. Anzi, verrebbe da dire, LA medio formato. Il sensore full frame misura 48x36mm, praticamente il doppio dell’area disponibile rispetto alle 24×36: i 39 milioni di pixel garantiscono una precisione e un’accuratezza di ripresa senza eguali. L’estensione ISO selezionabile (50 400, ma tra poco verrà ampliata a 800) fa subito capire con che cosa abbiamo a che fare: uno strumento che predilige la fotografia in studio, dove si ha tempo e luce sufficiente per lavorare a valori ASA contenuti per ricavare immagini di alta qualità e di grandi dimensioni.

Ho letto testimonianze reali, non prezzolate di fotografi che sono andati “on assignment” in spedizioni all’aperto, in condizioni spesso improponibili per attrezzature di questo tipo, ritornando con un bottino di immagini davvero invidiabili; credo però che per la maggior parte di noi, lo stesso potrebbe rivelarsi un incubo. Dato il peso medio, diciamo circa 2.500 grammi circa con l’obiettivo da 80mm, scattare al volo in città o all’aperto può risultare impegnativo soprattutto se le foto si desiderano a fuoco. Basta pochissimo per muovere in modo indesiderato la macchina mentre si scatta: il pulsante risponde con un clack deciso ma lo sforzo prodotto con il dito può provocare foto mosse anche se si scatta a 400 ASA. Attualmente la gamma comprende tre modelli con altrettanti sensori di capacità differenti: full frame da 22 e 39 megapixel (36,9 x 49mm), dimensioni ridotte da 31 megapixel (33,1 x 44,2mm) che comporta un fattore d’ingrandimento pari a 1,3 montando gli stessi obiettivi rispetto ai modelli full frame. Quest’ultimo ha una capacità ISO che va da 100 a 800 che, con la prossima release software, verrà portata fino a 1600. Mentre scriviamo dovrebbe essere in atto un marketing meeting che deciderà di mettere fuori produzione il modello da 22 MP, lasciando così la scelta solo tra il modello full frame e quello a formato ridotto, più adatto, forse, a un utilizzo en plein air. Ciò che colpisce da subito, al momento dell’accensione, è il nuovo grande display (circa 240.000 pixel) a tecnologia OLED a 24 bit di cui è stata dotata la nuova H3DII. I suoi 3″ garantiscono una riproduzione di alta qualità delle immagini con colori pieni e con grande contrasto, permettendo una corretta visione anche in condizioni di luce diretta. Con pochi semplici comandi, grazie anche al nuovo software di gestione con un’interfaccia migliorata e più intuitiva, è possibile gestire tutte le fasi di scatto con grande agilità. Un altro tasto permette di controllare il sistema esclusivo Hasselblad per l’approvazione delle immagini (IAA): con un codice a tre colori è possibile assegnare immediatamente un livello di giudizio agli scatti effettuati, una sorta di pre catalogazione, così da rendere più semplice e veloce la scelta degli stessi in una fase successiva. Sempre per mantenersi fuori dal coro, lontano dalla normalità delle fotocamere DSLR da 35mm che cercano di far concorrenza alle medio formato, è stato previsto un importante accessorio per chi scatta foto in ogni parte del pianeta: il Global Image Locator (GIL), che si basa sulla tecnologia satellitare per scrivere nei metadati all’interno di ogni file anche le informazioni sulle coordinate GPS, l’ora dello scatto e l’altitudine. Un accessorio di questo tipo può far sorridere chi lavora solo in studio, ma se siete al seguito di una spedizione nel Borneo o verso la cima dell’Everest, dove i punti di riferimento circostanti lasciano molto a desiderare, queste informazioni aggiuntive diverranno preziose una volta a casa, permettendovi di identificare correttamente insieme a Google Earth l’esatta posizione al momento dello scatto.

Dicevamo prima del nuovo software di gestione e dell’interfaccia utente migliorata: effettivamente non c’è nessuna difficoltà nell’utilizzare la macchina appena tolta dalla scatola, anche senza dare una lettura al manuale d’uso. La maggior parte dei comandi è intuitiva, dalla formattazione della CF alla regolazione della sensibilità. Sembra una qualunque moderna reflex digitale. Sembra. Quando è venuto il momento di provare a scattare in manuale, senza l’ausilio dell’autofocus, c’è stato un momento di panico: di solito si sposta un selettore sull’obiettivo e il gioco è fatto, si passa in manuale e si scatta, mentre qui non è così. Qui si deve entrare nel software attraverso il secondo display, quello sull’impugnatura, dedicato a tutte le funzioni di settaggio dell’esposizione, e scegliere Manual per il modo di esposizione. Con il risultato che, in condizioni di emergenza, un altro fotografo avrebbe già scattato il suo servizio e se ne sarebbe già andato mentre noi avremmo perso molto tempo per una stupida e semplice funzione. Alla Hasselblad, tuttavia, non la pensano così: sostengono infatti che, prima di un buon sensore e prima di un ottimo software, la parte importante attraverso cui l’immagine si forma sia proprio l’obiettivo ed è per questo motivo che le loro ottiche sono state private di tutti gli orpelli e i controlli inutili, privilegiandone solo le qualità ottiche e demandando il resto all’elettronica del corpo macchina. Qui si tratta di filosofia, di un concetto preciso che parte dal progetto e, tenendo conto della tradizione e del blasone, giunge al prodotto che si ha tra le mani. Il risultato di questa scelta lo si apprezza immediatamente scattando in modalità autofocus: l’ottica risponde velocemente con un motore silenzioso e di grande precisione, aiutando chi scatta anche con indicatori nel mirino e un suono di corretta messa a fuoco. Il sistema, denominato non a caso Ultra Focus, opera in combinazione con tutte le ottiche HC, che garantiscono una grande risoluzione grazie anche all’aggiunta della correzione digitale per la distorsione e l’aberrazione cromatica. Quando alla Hasselblad insistono nel parlare di sistema H3DII invece che di una macchina digitale SLR a medio formato intendono questo, sottolineano come ogni componente sia stato studiato e concepito per fare in modo che l’insieme possa restituire i migliori risultati possibili. Infatti tutto è stato pensato al fine di ottimizzare l’utilizzo pieno dell’area 48 x 36mm del sensore: la qualità delle immagini digitali è ancora più evidente quando si lavora con un sensore di queste dimensioni, non solo per l’enorme numero di pixel a disposizione ma anche per la dimensione di ciascuno di essi.

La prova di ciò che diciamo la si ottiene non tanto al momento dello scatto il cui rumore dona già un senso di sicurezza e di solidità quanto al momento di visualizzare le immagini al computer. Premesso che scattando in 3FR, il formato RAW di Hasselblad, i files risultano di oltre 80MB l’uno e si apprezza dunque l’impiego dell’interfaccia FireWire 800 per il loro trasferimento. Sono tre i modi in cui è possibile memorizzare le foto: su CompactFlash interna, su un ImageBank oppure direttamente sull’hard disk del computer. Il software FlexColor in dotazione, oltre a svolgere le funzioni base di RAW converter, mette a disposizione tutti gli strumenti tipici delle camere oscure digitali necessari per la gestione delle foto, disponibile su piattaforma Mac e PC (ma c’è ancora qualcuno che usa Windows per questo lavoro?). In caso di necessità l’unità digitale può essere rimossa per essere montata su un banco ottico attraverso l’impiego di un adattatore. Smontare il sistema è semplicissimo e permette di pulire con cura ogni singola parte, dalle ottiche al sensore, dal mirino alle lenti interne. Sul lato destro troviamo i controlli per la correzione diottrica e la modifica del valore di esposizione e di EV.

Due parole sull’obiettivo in prova

La H3DII del nostro test aveva in dotazione l’obiettivo “normale” Hasselblad HC80mm f/2.8 (1.415 Euro) che, fino a poco tempo fa, era fornito insieme con il corpo macchina al momento dell’acquisto. Come il resto degli obiettivi HC, anche l’ottica dell’80mm è costruita in Giappone dalla Fuji mentre l’otturatore a controllo elettronico che viene installato tra i gruppi ottici è prodotto da Hasselblad in Svezia. L’ottica, rifinita in nero opaco e dotata della solita fascia di gomma per la messa a fuoco manuale con le H, è decisamente bilanciata una volta montata sul corpo macchina. L’apertura del diaframma va da 2.8 a 32 anche se non è presente la scala dei valori poiché questi vengono stabiliti in modo elettronico attraverso i controlli sul corpo. Sia nell’utilizzo all’aperto che in studio l’obiettivo si è comportato in modo magnifico reagendo ai comandi di messa a fuoco in modo molto veloce e preciso. Ottima la qualità della luce trasferita al sensore in ogni situazione. La distanza minima di messa a fuoco è di 70cm; è possibile montare dei filtri di 67mm di diametro.

Abbiamo iniziato con un parallelismo tra fotocamere e automobili: vogliamo lasciarvi con un’altra considerazione. Esiste un’automobile inglese di grande tradizione che, da sempre, è destinata a pochi o addirittura pochissimi, una vettura che ha poco da condividere con le altre auto se non il concetto base di possedere quattro ruote, una scocca autoportante e un motore. Come per la H3DII viene da chiedersi se c’è davvero bisogno di questo tipo di prodotti in un mercato capace di soddisfare il 98% delle varie esigenze con la sua grande offerta. La risposta è semplicemente sì ed è insita nella remota possibilità di entrare in contatto con queste realtà: solo allora è possibile rendersi conto che non esiste nulla di paragonabile ad esse. C’è l’impiccio economico ma esso non ridimensiona né la qualità dei prodotti né il loro valore in senso assoluto: per questo restano prodotti d’elite.

Un’ultima considerazione sull’acquisto: affrettatevi se volete ricevere in regalo la splendida borsa rigida in cui alloggiare la vostra attrezzatura Hasselblad. Se lo farete entro il 31 marzo prossimo riceverete anche un ImageBank II da 100GB sul quale poter scaricare le vostre foto.
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