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Buone notizie, amanti del vino. Con un semplice trucco da piccolo chimico potrete resuscitare quella bottiglia a cui tenevate molto, malauguratamente colpita da un attacco irreversibile di stallatico. Vi costerà giusto una monetina.

Già, le monetine. Un tempo erano di rame, oggi ne contengono appena qualche traccia. Chi se ne frega, direte voi. Purtroppo il problema è tutto lì: serve il rame. Ma, andiamo con ordine, prima vi insegno a salvare il vino, poi vi passo qualche dritta per smurare i fili elettrici dai capannoni dismessi e riportare il culo a casa.

la solita questione dei composti solforati e il bicchiere che sa di cavolo lesso, uovo marcio, gomma sfregata, cerino bruciato, bla bla bla. Insomma tutte quelle cose che vi hanno insegnato al corso da pinguino e non sto qui a ripetervi e vi hanno detto di chiamare odore di “riduzione”. Se eravate distratti cercate su google cose tipo nel vino e rimettetevi in pari.

Ebbene, prima di oggi bastava attendere un minuto, ossigenare un po il bicchiere e di regola gli odori svanivano. Oggi invece c’è la Scienza e tutto si risolve in appena sessanta secondi e una monetina di rame.

Seriamente. Ci sono casi in cui la riduzione non va via e a quel punto entrano in scena i secchioni con gli occhialoni neri. Per prima cosa puliscono bene la monetina col detersivo per piatti (ma anche una passata in candeggina non la vedrei male) poi la infilano nel bicchiere, fanno qualche giro et voilà, addio mercaptani.

Per amore della scienza vi dico che il tutto si spiega col fatto che a contatto col rame i tioli puzzolenti si trasformano in un composto inodore (il solfuro di rame). Scherzavo: odio la scienza.

Dicevo che le monetine non sono più quelle di una volta e il rame costa un botto.

Insomma c questa cosa di andarlo a fregare nei siti.

No, davvero, va bene pure l’argento.

Avete presente le posate?I cucchiaini?Bravi.

Ché poi è pure più naturale infilare un cucchiaino nel calice invece di una monetina. No?

Dove i secchioni spiegano come si fa a fare quella cosa della monetina. (Link)

Dove una tizia fa altre cose con le monetine (Link)

Dove si parla del contenuto in rame delle monetine. (Link)

Cosa succede se i carabinieri vi beccano a rubare il rame. (Link)

Foto di un tizio che è stato beccato dal proprietario del capannone e poi, distrattamente, ha fatto il bagno con le scarpe di cemento. in entrambe i casi la riduzione dei mercaptani ( con qualche presenza occasionali di indoli e scatoli) è stata del 61,63% nel primo caso, del 71,77% nel secondo caso. Chiaramente l’analisi strumentale al gascromatografo PE, eseguita dopo quella sensoriale (nel secondo caso gli amici del panel avevano una strana fosforescenza sulla lingua) ha confermato quanto stabilito in sede di ipotesi iniziale come ben ipotizzato anche dall’articolo illuminante di Massimo Andreucci .

Il metodo potrebbe sembrare orribile, ma non è un’americanata.

Se i puzzolenti composti solforosi (oggi detti tioli), fratelli delle sostanze che danno il caratteristico odore al gas metano ed al tartufo, non sono in quantità di tracce infinitesime per cui basta l’aria a scacciarli, la moneta di rame oppure il cucchiaino di argento provocano rapidamente una banale reazione chimica detta di ossido riduzione: le sostanze sgradevoli vengono legate dal metallo nobile che si ricopre di una patina nerastra di solfuro, ed il vostro vino si libera dell’odore pestilenziale al quale l’uomo, come il maiale, è sommamente sensibile.

I vini biodinamici, tanto spesso odiati per le puzze, beveteli quindi in calici d’argento: renderanno prezioso anche il contenuto 🙂

Il tastevin, strumento (ancora in voga?) dei sommelier, può fare altrettanto bene questo lavoro. Non a caso è largo e d’argento: mica scemi, i francesi 😉
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