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La stragrande maggioranza degli uomini è capace di perdere la testa davanti al seno di una donna come si deve. E in ogni caso, qualunque uomo si sente attratto dal seno. Ed è così dalla notte dei tempi. Qual è il motivo? La scienza ha provato ad approfondire largomento ed è giunta a diverse conclusioni.

Perch agli uomini piace il seno delle donne di staibene

Ha cercato di capire, per esempio, perché pur non essendo implicato direttamente nella riproduzione rappresenti sempre lessenza della femminilità e un richiamo erotico molto forte. Ebbene, secondo gli antropologi la forma del seno femminile ricorderebbe quella delle natiche e avrebbe iniziato a sostituirle come richiamo sessuale quando luomo ha assunto la posizione eretta e ha inziato ad accoppiarsi frontalmente.

Alla base dellevoluzione umana

Lultima teoria sul seno, in ordine di tempo, si deve al professor Larry Young, docente di psichiatria alla Emory University (negli Usa): lattrazione maschile per il seno femminile non sarebbe altro che la conseguenza dellevoluzione umana.

Il docente statunitense spiega che le basi neurologiche di comportamenti sociali complessi, tra i quali rientra anche questa attrazione per il seno, sono il risultato di circuiti neuronali originari costituiti sul legame affettivo che lega la madre ai figli fin dal momento dellallattamento. Questo comportamento istintivo viene trasmesso sia alle femmine che ai maschi e contribuisce a rafforzare il legame di coppia tra genitrice e prole. Nel caso dei maschi, la conseguenza è che anche da adulti, come accade ai bambini gli uomini amano il seno perché inconsapevolmente è il segnale di un legame mai dissolto con la madre.

Non solo: nel corso dellallattamento, i capezzoli delle mamme,
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stimolati a produrre latte, fanno attivare nel cervello la produzione di ossitocina, il cosiddetto ormone del benessere o dellamore, che aiuta la madre a focalizzare la sua attenzione sul bambino, instaurando con questo un legame eterno. Allo stesso tempo, nellambito di una coppia e durante un rapporto sessuale, la stimolazione dei capezzoli aumenta leccitazione sessuale nella maggioranza delle donne, attivando le stesse aree di quella vaginale e clitoridea.

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ugg tall boots Perché a Milano c’è molto meno traffico rispetto a Roma

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Qualche giorno fa pubblicammo un articolo in cui prendevamo a pretesto lo scarso traffico in una strada di Milano per riflettere sull’importanza degli strumenti di dissuasione dei flussi posti anche a valle (e non solo a monte). Come ad esempio la consapevolezza di non trovare facilmente posteggio gratuito, la tariffazione per entrare in centro, la videosorveglianza, la certezza di prendere contravvenzioni in caso di sosta irregolare. Tutte cose che Roma ha scritto nel suo PGTU, approvato da anni ormai, ma che non sono state applicate. E che sono invece implementate da tempo a Milano.

Invece di riflettere su queste faccende la masnada di analfabeti funzionali che popolano le nostre bacheche si sono prodotti nella consueta ridda di superstizioni che affollano il confronto tra le due principali città del paese: Milano ha meno abitanti di Roma (falso, l’area metropolitana di Milano conta 7 milioni e mezzo di abitanti, l’area metropolitana di Roma meno di 4 milioni e mezzo: Milano è insomma smisuratamente più grande di Roma; anche Napoli lo è); Milano è più piccola di Roma (falso, a meno di non voler considerare “Milano” solo ciò che sta dentro al Comune di Milano, ma sarebbe una tale cretinata da non meritare neppure commento) e così via. Ma soprattutto si faceva notare che il nostro video di allora era in un’area troppo centrale, protetta da ZTL (come se a Roma le strade dentro la ZTL, pensate a Piazza Venezia o a Corso Vittorio Emanuele, fossero libere dal traffico). E allora abbiamo pensato di rimediare così: con un bel video di lunedì mattina a Corso Buenos Aires. Buona visione.

I motivi sono stati già elencati: telecamere, corsie riservate a mezzi pubblici/taxi rispettate perché in caso di infrazioni le multe arrivano senza possibilità di appello, aggiungo anche che in prossimità di quasi tutti i capolinea delle metropolitane ci sono dei parcheggi di scambio in cui si può lasciare l prendere la metro ed essere in centro in venti minuti.

Metropolitana efficiente e abbastanza puntuale. Il miglior disincentivo all del mezzo privato è avere un sistema di trasporto pubblico che sia più veloce ed economico rispetto all

Solito articolo molto fazioso e arrogante. Come ho commentato nel precedente, Milano ha un ottimo servizio di trasporto pubblico, una struttura più regolare,
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in pianura, strade più larghe ecc.

Non so cosa intendete per area metropolitana, io so che la città di Milano è grande sì e no come due quartieri di Roma, e questo lo dicono anche i miei amici di Milano che abitano a Roma e pur si lamentano dei nostri disservizi. Napoli ancor meno.

Inoltre mi dicono che anche Milano è molto trafficata e le auto sui marciapiedi le ho viste anche lì, e manco poche.

Quindi è vero che Roma ha una mobilità da quinto mondo e su alcune cose deve prendere esempio da Milano.

Se non altro, Milano è una città che sta migliorando, Roma è ferma.

Analfabeta funzionale, però, lo dici a tua madre.

“Milano è grande sì e no come due quartieri di Roma questo lo dicono anche i miei amici di Milano”

2 quartieri di roma .

Non ci sta bisogno di sentire le opinioni degli amici, puoi verificare tu stesso .

Prendi google map cerchi milano , metti la foto satellitare , fai tasto destro >misura distanza. Disegna sommariamente il confine della città , e Googlemap ti darà la superficie .

Fa la stessa cosa con Roma .

Confronta le 2 cifre .

Fidati un po meno dell di quei tuoi amici .

Su altre considerazioni sono d con te .

prima di tutto oggi è l marzo e vorrei fare un augurio a tutte le lettrici del blog. la festa della donna non ha differenze ovunque si festeggi. come ad amsterdam. la spesa la fanno tutti all e mettono la brioche fresca nel cestino della bici. l lo fanno molto meglio loro. con insalate e pasta fredda, piatti prelibati con la supervisione del grande chef moreno cedroni. non come da noi che ti danno 2 patatine secche e 4 noccioline. poi la raccolta differenziata la fanno tutti e separano pure i vetri scuri da quelli chiari, le lattine di cocacola da quelle della pepsi. le macchine in doppia fila poi hanno tutte le 4 frecce. c poco da fare: stanno avanti.

c però da dire che se chiedi un suppli in pizzeria ti guardano come se avessi parlato ostrogoto. scordatevi la pizza a taglio. il gelato lo paghi a 1 euro a pallina. e la panna è un extra e costa 50 cent in piu. la doppia panna non sanno neanche cosa è. tornando al traffico: è vero che ce ne sta di meno ma è normale parchè a roma giunge ogni giorno gente che arriva per lavoro da tutta la regione lazio. a milano e dintorni la” ricchezza e produttivit” è distribuita in maniera molto diversa sul territorio. la lombardia è la regione che ha piu province.

AGGIORNAMENTO SCIMMIE DA FACEBOOKAllora ragazzi buon 8 marzo a tutte le donne, ma buona festa della scimmia a tutti i Romani! Perché a Roma tutti i giorni è la festa della scimmia!! E grazie come al solito ar blogghe che fa uscire fuori tanti talenti inespressi del panorama scimmiesco!
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Post di oggi sui bangla che distruggono gli alberi di mimose. Foto che ritraggono alberi di mimosa prima e dopo il trattamento (prima bellissimi dopo deturpati) e foto di bangla che le raccolgono. Il post dice

“Sapete da dove arrivano i mazzetti di mimose che come imbecilli ogni anno comprate l marzo?”

Allora premessa: l “imbecille” è messo volutamente per fare uscire fuori le scimmie che effettivamente le hanno comprate. Tutti quelli che si lamentano dell hanno comprato la mimosa dal bangla al semaforo per la collega/amica che non gliela darà mai.

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Sesso in piedi? La chiamano la posizione più erotica e certamente potrebbe esserlo anche se non per tutti. Lunione degli amanti, la posizione in piedi per lappunto, prevede che luomo e la donna siano uno di fronte allaltro e che consumino il rapporto sessuale entrambi eretti.

Ma attenzione : se si tratta della più erotica non è detto che sia la più comoda ed efficace. Ed infatti presenta vantaggi e svantaggi per lui e per lei che qui indichiamo uno per uno.

Ingenere i due partner vengono ripresi avvinghiati sotto la doccia o allacciati luno allaltra in angoli bui, dove consumano lamplesso in fretta e con grande impegno. Non è certo tra le posizioni ideali ma diventa inevitabile quando non si hanno elementi di appoggio quali sedie, tavoli, ecc.

Quindi perché lamplesso sia soddisfacente per entrambi i partner conta molto che i due abbiano altezze e forme che combaciano perfettamente.

Leggi anche:Le posizioni del sesso che fanno bene a lei

Sesso in piedi : i vantaggi per lei

La posizione in piedi dà la possibilità alla donna di ricevere una buona stimolazione delclitorideche è il vero fulcro del piacere femminile.

Nella posizione faccia a faccia, luomo sfrega il suo pene sulla vulva della partner, che dopo qualche minuto di frizione si aprirà naturalmente per permettere la penetrazione superficiale.

Il sesso in piedi ha il grande svantaggio che riscontrano sia lui che lei:la penetrazione è superficiale e sarà difficilmente realizzabile se i due partner hanno altezze diverse.

Inoltre, se lei prova piacere nelle situazioni più rassicuranti,
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quali il letto, lora classica prima del sonno notturno, probabilmente potrebbe non lasciarsi andare e dunque godere meno di quanto potrebbe o non godere affatto dal rapporto sessuale che, in tal caso,potrebbe o essere negato o essere subito per non dispiacere a lui.

Leggi anche:Fare lamore? Non è il letto il posto perfetto

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ugg sito ufficiale italia Perchè l è così caro

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La fedeltà dei consumatori alla marca Apple e ai suoi marchi è nota e così forte da essere forse la ragione vera per cui Apple continua a mantenere i suoi prezzi elevati e al di sopra della media. I dispositivi Android, alcuni dei quali di elevata qualità, costano invece molto meno. Il gap fra le due piattaforme iOS e Andorid si sta allargando.

Nessuna sorpresa sul fatto che i dispsoitivi di Apple siano più costosi di quelli Android! Sono prodotti che esprimono strategie e modelli di business diversi dei loro produttori e che sono giustificati dalla concorrenza in atto per il predominio di un mercato ricco e con prospettive future ancora migliori. Soprende il fatto che, in una situazione economica di crisi, Apple persista nella sua strategia e modello di business facendo aumentare ancor più il gap tra con le piattaforme Android.

In base ai dati resi pubblici da Statista nel 2013 il prezzo medio di un dispositivo Android è stato di 276 dollari, quello dell’iPhone di 650. Il prezzo medio di piattaforme Android è andato costantemente diminuendo dai 441 dollari del 2010, ai 380 del 2011, i 320 del 2012 e i 276 del 2013. Il calo del prezzo è diventato uno dei fattori trainanti del successo della piattaforma Android e per la sua diffusione e penetrazione in nuovi segmenti di mercato.

Nello stesso periodo anche il dispositivo di Apple ha subito una diminuzione media nel prezzo ma molto meno significativa. Il prezzo medio è passato dai 710 dollari del 2011 ai 686 del 201e e agli attuali 650. Un calo limitato che ha fatto aumentare il gap con le piattaforme Android.

Nulla sembra per il momento indicare un cambio di rotta nelle strategie di Apple. Il modello punta alla massimizzazione del profitto e il successo dell’iPhone sul mercato non suggerisce alcun cambiamento di strategia. Cala per Apple lo share di mercato ma si mantengono stabili i profitti, importanti per un’azienda che continua da investire in innovazione e punta ad essere il brand più ricco e influente del pianeta.

Il successo di Apple viene dal mercato consumer ma soprattutto dalle aziende che vedono nell’iPhone un valido strumento di lavoro oltre che di rappresantanza per dirigenti e manager d’azienda sempre più impegnati in attività Mobile.

Rimane la curiosità sul perchè l’iPhone e i prodotti di Apple in genere rimangano così costosi. La risposta in realtà è semplice, perchè può farlo! Lo può fare perchè ha una base installata fedele e fidelizzata e un mercato consumer composto da consumatori disposti a fare sacrifici pur di acquistare un prodotto Apple. Un può come è sempre successo con le scarpe della Nike, diventate un simbolo in ambienti non propriamente caratterizzati dalla ricchezza dei suoi abitanti.

La scelta dell’iPhone da parte del singolo consumatore non è poi sempre la più costosa. In molti casi infatti il costo maggiore è a carico dei provider di servizi telefonici. Un acquisto con contratto in media costa 500 dollari ma in acuni casi e con alcuni fornitori solo 200 dollari. Il motivo che spinge i provider telefonici a preferire il marchio di Apple dipende dalla considerazione che gli utilizzzatori di dispositivi iPhone sottoscrivono contratti per traffico dati e voce più costosi e profittevoli.
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Condannato alla lettura S accaduto: un diciassettenne che aveva rubato quattro libri a un antiquario, stato condannato dal giudice alla lettura del Marcovaldo di Calvino, del Sergente nella neve di Rigoni Stern e di altri due libri a scelta. accaduto all’Aquila .

Condannato a leggere per avere rubato dei libri. La decisione del giudice per le udienze preliminari del tribunale dei minorenni dell’Aquila, Federico Eramo, che ha deciso di impartire una lezione a un diciassettenne di Pescara sorpreso a rubare. Per evitare il quasi certo rinvio a giudizio con l’accusa di furto il ragazzo stato “condannato” a leggere quattro opere di narrativa e a chiedere scusa all’antiquario pescarese al quale aveva sottratto quattro volumi molto rari.

Il giudice, che figlio di una bibliotecaria, non si limitato a infliggere la “pena” ma ha indicato anche i titoli di due dei quattro volumi da leggere entro dicembre. Gli altri due saranno scelti a piacere dal condannato. Quelli obbligatori sono Marcovaldo di Italo Calvino e Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern. Il ragazzo dovr anche dimostrare di aver assimilato adeguatamente il contenuto dei due libri.

Ma perch il giudice ha scelto Calvino e Rigoni Stern? libri molto diffusi nelle scuole risponde Federico Eramo e costituiscono un ottimo strumento educativo. Ricordo di aver letto Marcovaldo in giovent e di averlo trovato interessante. Il sergente nella neve, inoltre, un testo in cui l descrive la sofferenza e credo che possa essere d per i giovani. E poi non volevo fargli leggere i volumi che aveva rubato, roba da studiosi Al ragazzo sono stati trovati un codice del Regno delle Due Sicilie, una raccolta di poesie di Carlo Maria Maggi, la Oratio a Papa Urbano VIII e un libro di storia del 1769.

Che tipo di insegnamento potr trarre il giovane dalla lettura di questi libri? una grande considerazione della lettura in genere puntualizza il magistrato poich credo che possa lasciare un segno nell di ognuno. Un furto di libri non pu essere paragonato al furto di motorini. Il giovanotto si render conto che i testi letterari non sono solo merce ma hanno un valore che va al di l di quello commerciale. questo lo spirito della prova A questo stesso sistema si ispirava anche Che Guevara che puniva i suoi luogotenenti Pombo e Urbano obbligandoli a leggere i capolavori della letteratura mondiale. E a leggerli bene.

Nel caso del giovane pescarese sar il giudice stesso a vigilare sull lettura: che la lettura sia stata approfondita conclude Eramo altrimenti il ragazzo verr processato Il diciassettenne dovr chiedere scusa al derubato ed evitare cattive compagnie. Per questo sar tenuto sotto controllo da un assistente sociale.(Da La Repubblica) Maria Allo

Un autore da avvicinare nel periodo post adolescenza inizio giovinezza? Calvino s forse

Non cerco una sintesi, non si pu ridurre la letteratura. La letteratura parla per s non in s con tutto il portato di evidenti paradossi e reciproche ripetizioni. Chi copia chi comunque arduo da stabilire, quello che si pu fare pi agevolmente delimitare stili e aggregare generi. In questo Calvino non si discosta molto da quello che altri autori hanno fatto. Tendenzialmente orientato a raccontare in uno stile epico, non pu essere tuttavia considerato un autore fantastico perch manca di effettiva inventiva nella ri configurazione e codifica di universi alternativi. Riscrive epicamente le gesta quotidiane, e questo gi letteratura, ma non inventa niente.

Calvino non un autore totale, un genio della realt ri costruita, quelli a cui vorresti telefonare per parlarci come diceva il giovane Holden (che non c nulla con Baricco, come sappiamo), ma un autore di formazione di quelli che leggi per entrare in un certo mondo, quello dei grandi. Ti d le chiavi per vedere in un certo modo, sottostando categoricamente al portato stilistico del primo dopoguerra.

Colto, raffinato, un uomo di immagine: senza dubbio. Un autore che non pu essere considerato senza considerare la sua vita di intellettuale organico impegnato nella costruzione di un modello culturale preciso.

Poi, improvvisamente, venendo a mancare la spinta dal basso, leggasi rivoluzione (alla quale fra l non si pu pensare che lui stesso credesse), il modello culturale della sinistra italiana come conduttore di cambiamenti totali, piombato in una convalescenza lunga tutti gli anni 70 e 80.

Il progetto ripartito, con i disinganni del caso e con prospettive diverse, con gli anni 90 per poi arenarsi di nuovo di fronte ad una recrudescenza del rampantismo da un lato e alla limitatezza degli orizzonti dall (non mi riferisco alla sinistra di governo: a buon intenditore Fissato a sommi capi il contesto, necessario scavare nella produzione di Calvino per cercare di classificarlo, perch capirlo non poi cos difficile.

Calvino secondo me, un po il Bukowski della letteratura italiana. Poco originale in tutto, fortemente ancorato su standard che altri hanno introdotto non pu essere considerato geniale ma ottimo s Come Bukowski una lettura da avvicinare nel periodo post adolescenza inizio giovinezza, diciamo dai diciassette ai vent’anni. Dopo i vent’anni, se cogli in quelle pagine emozioni formidabili, vuol dire che sei ancora un po immaturo ma rispettabilissimo. Se non senti nulla di particolarmente significativo ma ti orienti nelle metafore e sorridi al grottesco, vuol dire che cominci a capire qualcosa.

Se non provi nulla di tutto ci ma analizzi con parsimonia ogni ovviet probabilmente ti stai avviando ad una carriera da critico letterario ma non che sei poi tanto simpatico.

La costruzione del prodotto editoriale di successo sempre programmata con intelligenza. Dopo tutto Calvino stesso ad ammettere che il su primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno,
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stato scritto in venticinque giorni su invito di Pavese, dopo l da parte della Einaudi.

In questo il Calvino narratore s esemplare per stile ma nel contempo poco incline all’innovazione. Inserito in un quadro gi fatto, partecipe di un progetto: costruisce il prodotto con la sapienza dell ma non con la genialit dell Un po Bukowski che al di l del maledettismo cronico (peraltro ereditato e riprodotto) di certa letteratura americana, non fa altro che rileggere Miller e adattarlo agli anni 60. Indice di poca perseveranza verso l il fatto che si chiude nel mondo alcolico senza sondare quello degli stupefacenti che in quegli anni spopolano. Anche lui si muove in un modello.

Il passo seguente per Calvino la trilogia composta dagli acclamati Il barone rampante, Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente. una saga ben orchestrata, con chiari tentativi di indottrinamento ideologico che per appare troppo lunga e alla fine stanca. Dopo aver finito il terzo romanzo sullo stesso genere, sei da un lato contento per non essere uscito del tutto dal contesto dell dei racconti ma dall lato ti accorgi che qualcosa manca. come un amore giovanile durato troppo che diventa noioso nel momento in cui i giovani amanti vogliono fingersi grandi accasandosi rispettivamente e presentandosi alle famiglie. S rimane l ma qualcosa sfuma irrimediabilmente.

Secondo me bastava un solo romanzo del genere, senza voler strafare con la trilogia, che irrimediabilmente appare come un’imposizione di mercato.

Meglio sarebbe stato fermarsi in tempo, come un grande di quel periodo ha effettivamente fatto. Il Paolo Monelli delle Scarpe al sole (Cappelli, Bologna, 1921) l che, accostato a Calvino, fa vedere come le cose potevano andare. Non a caso questo giornalista quasi miope si impone con un bellissimo romanzo di guerra (la prima guerra mondiale) per poi rifuggire la logica del prodotto editoriale ripetibile e ritornare al giornalismo. L di riconoscere di non aver altro da dire su quegli argomenti ne fa un apprezzabile, quanto bistrattato, maestro del Novecento. Calvino lo cita a proposito delle olimpiadi di Helsinki del 1956 ma solo in considerazione del fatto che si tratta di un ottimo giornalista.

La produzione saggistica conferma l dell inquadrato in un modello ben definito. Collezione di sabbia e Lezioni americane sono sintesi ben congeniate e riproducono sensazioni condivisibili. Non peccano in nulla in quanto a critica ragionata e spunto di riflessione sul contemporaneo, frutti anche questi dell’appartenenza a un contesto che si propone un Preferisco, fra tutti, il posteriore Eremita a Parigi, che, per uno strano gioco editoriale, racchiude il Diario americano. un esempio efficace di come scrivere di s e forse per s Non per un pubblico identificato e fedele.

Analizzando l degli anni 50 attraverso poche pagine Calvino offre una lettura illuminante dell americana e del mondo culturale del periodo beat. Punta il dito con distacco e seleziona il buono che c in un mondo che riconosce, con una punta di malinconia, come pi avanzato del nostro dal punto di vista dell culturale.

Sorvolo su Palomar. Non riesco a trovarvi nulla di interessante se non il pezzo sui formaggi francesi, per ovvi motivi di simpatia gastronomica.

I racconti, secondo me, sono la pi bella prova letteraria di Calvino. Non mi piace Marcovaldo, troppo didattico. Sono invece sempre affascinato dalle varie raccolte, ripubblicate negli Oscar negli anni successivi alla scomparsa dell Semplici ed efficaci disegnano mondi godibili. Sembrano l frutto di una fatica giovanile. Anche qui si ritrova il tentativo epico della descrizione ma essendo prodotti corti, rendono meglio.

vero che rielaborano spesso gli esempi di autori stranieri pi efficaci e grandi dello stesso Calvino ma, bagnati nel contesto del modello culturale della sinistra istituzionale, ritrovano vigore e non mancano di spunti originali.

Torno per al punto di partenza. Li ho goduti a vent’anni, non dopo. Pi che altro li ho usati per entrare in un mondo, anche se diverso da quello immaginato dalla retorica di sinistra di quegli anni, che corrisponde all adulta vissuta in questi anni.

Per entrarvi non mi sono pentito di aver utilizzato Calvino e Bukowski, come del resto Hemingway, Marquez, Conrad, London e altri. Poi, scavando, da lettore pi maturo,
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ho avvicinato altri.

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“Stiamo vivendo un momento simile a quello vissuto a met degli anni ’80 dice Marco Selle, responsabile del settore giovanile del fondo italiano, e curatore del sito skitime. it quando la tecnica di pattinaggio stava per cancellare la pi antica, elegante e tradizionale tecnica classica”. “Quello che sta accadendo in questa prima parte di stagione molto simile a quei tempi racconta Selle gli atleti pi forti usano solo uno dei passi della tecnica classica: la scivolata spinta, snaturando e svilendo l’armonia di un gesto nato migliaia di anni fa. successo a Davos prima di Natale con Northug, Halvfarsson e Cologna che hanno affrontato in double poling la 15 Km in tecnica “classica”. E poi a Dobbiaco”. Sono stati gli specialisti delle granfondo in alternato i primi a specializzarsi e a capire che si potevano fare gare che fino a 10 anni fa era perfino impensabile affrontare soltanto a spinta come la Vasaloppet (ormai sono centinaia e centinaia i concorrenti che non sciolinano pi Oppure come la Marcialonga con la Cascata che, dopo 67 km di gara, sembrava un muro inattaccabile con i suoi 3 km di salita costante ripida con picchi di pendenza fino al 12 per cento. Ma poi anche la Birkebeiner Rennet a Lillehammer, con 15 Km di salita iniziali da spaventare anche i pi arditi, soo state affrontate con la tecnica “ibrida”. Gli specialisti sono diventati sempre di pi e sempre pi forti ed hanno iniziato a fare le gare sui percorsi classici soltanto a spinta. Aukland per primo, ma poi Kjolstad e anche qualche specilista italiano.

Neanche a Stefania Belmondo, regina del fondo pluriolimpionica, “piace questo sistema di sciata dove ci sono solo le braccia”. “Per dirla tutta il suo pensiero giusto che ci siano cambiamenti. Per di eliminare il tradizionale passo alternato non se ne parla proprio perch quella l’origine del fondo. Io dividerei le cose, facendo magari del double poling una specialistica a s di velocit da sfruttare nelle sprint”.

Per Enzo Macor, direttore di gara della Marcialonga e tecnico delle Fiamme Gialle, “uno dei professionisti a sciare una intera gara di alternato con il nuovo stile stato senz’altro il norvegese J Aukland. E la prima gran fondo fatta tutta senza sciolina di frenata stata la Marcialonga di quest’anno”. Non chiaro se sia stata l’evoluzione del materiale a favorire lo sviluppo della nuova tecnica, o se la nuova tecnica abbia indotto i costruttori a modificare le caratteristiche degli sci. Al momento gli atelati adattano lo sci classico, anche se molti utilizzano scarpe e bastoncini da skating,
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e sci da alternato con ponti pi alti e duri senza sciolina di frenata al centro, ma tutti trattati con paraffine e cere di scivolata, come per lo skating. La mancanza di regole a proposito della nuova tecnica preoccupa la nazionale italiana, alla vigilia dei mondiali svedesi. “Gli scandinavi svela Macor sono i pi avvantaggiati da questo nuovo passo perch sui loro terreni praticano il double poling fin da piccoli. Noi, invece, sui tracciati alpini, siamo penalizzati in quanto costretti, per cos dire, al passo classico dai forti cambi di pendenze”. Il precursore storico di questa evoluzione (o involuzione) tecnica stato, involontariamente, pi di 20 anni fa, lo svedese Staffan Larsson, che si ruppe i legamenti del ginocchio destro nella primavera del 1993. E prepar la Vasaloppet (90 km in classica) dell’annno seguente senza poter piegare le gambe. Si allen seduto su una slitta, poi con un tutore che gli impediva di piegare il ginocchio. Si fece tutta la Vasaloppet con quella tecnica aprendo di fatto la strada ad una interpretazione completamente diversa della tecnica classica. (video di quell’edizione www. svt. se/nyheter/regionalt/gavledala/staffan larssons bragd i vasaloppet). Da allora, lo spirito di emulazione, l’evoluzione tecnologica delle solette degli sci sempre pi scorrevoli, e le piste battute in modo ai limiti della perfezione, han fatto il resto.
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Angela La Gioia, mediatrice e psicologa del Gruppo Abele, ha trascorso una settimana nel Campo Uno Piemonte allestito e gestito dalla Protezione Civile della regione Piemonte nei pressi di Mirandola, come volontaria dell Psicologi per i Popoli. Qui ha incontrato le storie di molte persone che dal maggio 2012 vivono in attesa di poter tornare ad una vita normale, tra paure e speranze, dopo il dramma del terremoto che ha profondamente segnato l

Perché hai deciso di andare in Emilia?

A maggio, nei giorni dell l era nei pensieri di tutti. Poi come sempre accade per i fatti di cronaca, la kermesse mediatica si affievolisce e non sempre mandare una piccola donazione o un aiuto in denaro basta a sentirsi utili. L Psicologi per i Popoli, con cui il Gruppo Abele collabora, dava l di trascorrere una settimana sul campo, a sostegno dei volontari che lavorano nei campi, coordinandosi alle azioni gestite dalla Ausl di Mirandola e ho pensato che fosse il modo migliore per ostacolare la tentazione, umana, di dimenticare, presi dalla quotidianità delle nostre vite.

Il tuo gruppo ha prestato il proprio servizio presso il Campo Uno Piemonte, a circa tre mesi dalle prime scosse. Dopo aver trovato una risposta alle esigenze quali sono le necessità delle persone incontrate, dal punto di vista psicologico?

C tanta voglia (e anche tanta capacità) di parlare e tessere legami da parte di molti volontari, che compiono un lavoro straordinario, sforzandosi di dare una continuità nel metodo di accoglienza e assistenza ai 250 sfollati che ancora vivono al campo Uno Piemonte (il campo Due Piemonte, che conteneva altrettante persone, è stato smantellato a inizio agosto, grazie al graduale rientro delle persone nelle proprie abitazioni rimesse in condizioni di agibilità o comunque in sistemazioni alternative al campo, ndr). Ora le persone hanno superato la fase di paura iniziale, legata all delle continue scosse. Emergono però paure più grandi sul proprio futuro e l legata ad una condizione di disagio inevitabile dopo mesi di vita nelle tende, come la mancanza dei propri spazi e delle proprie abitudini.

Quali sono le difficoltà maggiormente sentite dagli abitanti del campo?

Purtroppo tra le pieghe del soccorso emergenziale si è persa la percezione di un dato sociale conosciuto: la difficoltà di integrazione tra gruppi culturali e nazionalità differenti. Nel Campo Uno ci sono 19 diverse nazionalità. Sui circa 250 ospiti, una cinquanta sono gli italiani (prevalentemente immigrati dal sud Italia) e altrettanti i cinesi, e poi molte persone di religione musulmana. Le persone hanno tanti bisogni, vivono la fatica della differenza che nell diventa ottimo pretesto per confliggere. La ricchezza della diventa comprensibilmente la fatica di gestire tanta complessità. L per i popoli che è specializzata negli interventi di psicologia dell ha deciso che più che gestire è necessario esserci e portare ascolto, accoglienza. Che a volte vuol dire solo mangiare insieme alle donne marocchine e tunisine il cous cous, nel ventisettesimo giorno di Ramadan, parlare con Salvatore, che vive da anni in Emilia, ma racconta la sua infanzia al paese natio come se fosse finita ieri, oppure fermarsi ad ascoltare la storia di Abdul, in Italia da 24 anni, che da giovane veniva a giocare a calcetto sul campo che ora lo ospita, perché ha perso la sua casa. Col passare dei giorni e l della stanchezza, queste differenze hanno fatto sorgere molte incomprensioni e liti, fuori e dentro il campo. Senti dire: gli emiliani si sono arrangiati a vivere da parenti, oppure in tende e camper fuori dalle case. Nei campi ci sono solo le situazioni più difficili. E allora compare la parola e Anche qui entra in campo l ci siamo dimenticati che noi esseri umani, siamo tutti, per natura, Sono i bambini, come al solito, a dare la speranza che nella diversità si gioca Se ne stanno in quattro o cinque, dentro una micro piscina gonfiabile, felici e allegri. Gli adulti spesso, riescono a scontrarsi nell senza incontrarsi.

Secondo quello che hai potuto vedere, di cosa c più bisogno, oggi, nell del post terremoto?

C bisogno di tornare alla normalità. I campi sono destinati a chiudere, per settembre, con l dell e la riapertura delle scuole. Ci sono ancora molti sfollati, circa 500 solo nei campi della provincia di Modena. E hanno bisogno di garanzie per un posto alternativo in cui vivere. Soprattutto nei centri storici dei paesi maggiormente colpiti, dove è necessario (e in parte è già in corso) un recupero delle strutture che abbia cura del patrimonio culturale che contengono, è importante che si facciano passi avanti per assegnare un a chi è rimasto senza, dato che il rientro avrà tempi più lunghi. Molte case sono ancora inagibili, gli alberghi che offrono generosamente le proprie stanze sono lontani da dove si lavora, le unità abitative prefabbricate stentano ad essere assegnate. La Regione Emilia sostiene in parte i costi degli affitti per chi si è dovuto sistemare in abitazioni temporanee, ma non sono rari i casi di aumento dei prezzi di locazione, che vanificano in parte lo sforzo della Regione. Quindi su questi fronti c ancora molto da fare, nel più breve tempo possibile.

Cos portato con te, rientrata da questa esperienza?

Tante emozioni, per cui trovo più immagini che parole. Questo campo è pieno soprattutto di speranza, di voglia di ripartire, dell invincibile dei bambini. Poi c anche miseria, disperazione, solitudine e rassegnazione alla precarietà, per un futuro che dipende da troppe variabili. Le scosse si sentono ancora, noi volontari siamo meno abituati a percepirle, ma i residenti le sentono tutte, anche se ormai le hanno incluse nella normalità. Così come la paura, che è un sentimento ancora dominante.

Mi porto dietro anche una cosa, concreta, che ho ricevuto poco prima di partire. la lettera che mi ha scritto Eja, chiedendomi di aprirla solo una volta partita. Dentro ci sono parole di affetto e un disegno. Su un foglio con tanti colori, vedo la spiegazione di quello che tutti sanno, ma molti dimenticano crescendo: la bellezza di vivere il noi, di una convivenza possibile e arricchente. Perché insieme, volontari e residenti delle tende, hanno condiviso tante cose difficili, la fatica di capirsi, quella della stanchezza e quella del caldo torrido. Ma hanno sperimentato che la terra del campo, quella che per quanto ti spolveri, torna a sporcarti le scarpe e i piedi, non ti impedisce di camminare, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese casa.
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Gli “ostacoli alla sicurezza”, e all’uso dei dispositivi di protezione collettivi ed individuali, si possono dividere in due grandi famiglie, identificate in base alla natura dell’antecedente che li ha giustificati:

la prima invita, incoraggia, fa trovare più comodo lavorare in modo rischioso;

Inoltre, questi ostacoli si possono classificare nelle otto categorie a seguito elencate dove, i numeri 1, 2 e 3 fanno parte della prima famiglia, i numeri 4 e 5 possono essere assimilati ad entrambe, secondo la caratteristica dell’antecedente che le ha “stimolate”, ed i numeri 6, 7 e 8 fanno parte della seconda.

Tutte queste categorie, secondo numerosi studi di psicologia del lavoro, hanno in comune il fatto di poter agevolare ed incrementare i comportamenti a rischio, compreso il mancato utilizzo dei mezzi protettivi collettivi ed individuali nonché il poco rispetto delle procedure di sicurezza già previste e rese disponibili.

1 Scarsa capacità di riconoscimento del pericolo e risposta allo stesso.

Capacità d’adattamento ridotta (per capacità di adattamento si intende la capacità di risposta del singolo ad una situazione specifica collegata alla sicurezza, l’operatore avendo familiarizzato con gli aspetti del rischio si comporta in modo poco adeguato per la prevenzione e protezione dei rischi ma più utile per lui in quanto atteggiamento giudicato meno impegnativo). Inesperienza. Abitudini. Preoccupazione. Mancanza di conoscenze o di formazione. Assuefazione al rischio.

Quando questa capacità di risposta è RIDOTTA, spesso nel lavoratore si possono evidenziare:

Nel lavoratore si può riscontrare la mancanza di conoscenza, di formazione, d’addestramento, o inesperienza. L’azienda può aver programmato insufficienti momenti informativi e formativi, o può non averli nemmeno considerati. Il lavoratore può essere stato abbandonato a se stesso o non essere stata ben valutata la sua mancanza di conoscenza (riscontro dell’efficacia della formazione ricevuta).

Questa situazione può derivare da un precedente affiancamento insufficiente, al momento dell’apprendimento iniziale (il lavoratore “anziano” può essere rimasto per breve tempo, può aver avuto “altro da fare” o aver “dato per scontate” alcune conoscenze e quindi non averle adeguatamente travasate), il quale ha lasciato all’individuo la possibilità di poter adottare modalità operative diverse, magari più facili, meno impegnative ma più rischiose.

Nel caso dell’inesperienza, il soggetto non sa, o non ci ha mai pensato, che la situazione rappresenta un rischio o non conosce il metodo operativo e/o protettivo sicuro per quell’attività.

L’assuefazione al rischio è, generalmente, una caratteristica presente nei lavoratori esperti. Queste persone, pur a conoscenza degli aspetti negativi in cui potrebbero incorrere e verificando quotidianamente che la potenzialità dannosa rimane latente (non si è mai verificato il danno), inconsciamente hanno ritenuto opportuno “non pensarci più”.

La ripetitività e la familiarità possono ridurre il livello d’attenzione, le capacità d’intervento e protettive.

Una certa attenzione va data alle eventuali possibilità di combinazione degli aspetti prima descritti: se un lavoratore anziano “assuefatto”, addestra un giovane inesperto, l’elemento negativo del primo sarà quasi sicuramente amplificato nel secondo.

Nel grafico vediamo rappresentata la vita lavorativa. La curva rappresentativa della “preoccupazione” è alta all’inizio dell’attività ed è bassa alla fine, l’esatto contrario (curva simmetrica) succede per le “conoscenze e capacità. La combinazione tra queste prime due indicazioni si esprime nella “capacità di adattamento”, ovvero la risposta comportamentale del soggetto nei confronti dell’attività, la quale sarà bassa all’inizio della vita lavorativa, si manifesterà sempre più adeguata sinché interviene l’abitudine, l’assuefazione alle condizioni di rischio che lo porteranno ad adottare comportamenti poco sicuri. Anche quest’ultima curva è simmetrica all’evidenza infortunistica, che è più alta all’inizio della vita lavorativa a causa della poca conoscenza dei rischi, per poi tornare ancora alta quando il lavoratore adotterà comportamenti poco sicuri derivati da un calo di attenzione causato da un eccesso di fiducia.

2 Responsabilità dei risultati ottenuti. Ricompense. Riconoscimenti.

Le ricompense e riconoscimenti, nel loro aspetto negativo per la sicurezza, possono essere:

formali se sono esplicite, per esempio se la valutazione delle prestazioni è operata solamente in base alla quantità di lavoro (il cottimo);

informali se sono indirette,
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ad esempio quando si focalizzano gli obiettivi solamente sull’aspetto produttivo e di capacità di risposta, tralasciando di considerare anche la prestazione in qualità del lavoro, comprensiva della considerazione della sicurezza e dell’uso dei DPI. La componente dedicata alla sicurezza non è valutata ai fini della risposta individuale e perciò non è importante, anzi, spesso può essere considerata negativa al raggiungimento del risultato finale.

Le persone reagiscono in funzione di quello che è preso a riferimento dai responsabili e dal feedback (giudizi, modo diffuso di pensare, riscontri avuti sulla propria azione già effettuata) che ne ricevono.

Mettere in competizione le squadre o gli individui, con il consenso implicito ed informale dei responsabili, solamente sui risultati ottenuti può comportare un calo d’attenzione alla sicurezza, le squadre più rapide, ma forse meno sicure, possono diventare il riferimento per gli altri (anche questo è un rischio da considerare adeguatamente).

La competizione (da cui ne deriva la valutazione per la professionalità, capacità ed efficienza dell’operato del singolo) deve essere basata su parametri che considerino l’attività nella sua completezza, su di una cultura del lavoro che identifichi la prevenzione (la capacità di prevenire effetti negativi dove l’uso dei DPI ne è l’aspetto più evidente) come parte fondamentale ed irrinunciabile dell’attività stessa.

Per contro, un obiettivo mirato esclusivamente alla riduzione dei “dati” infortunistici (la parte emersa dell’iceberg) può essere altrettanto negativo perché, in questo caso, gli sforzi saranno orientati ad agire semplicemente sui numeri, magari barando e tenendo nascosti i danni (costa meno tenere nascosto un infortunio che analizzare ed intervenire sulle cause), ottenendo così un calo culturale e d’attenzione proprio su quei fattori che hanno potenzialità negative sanabili.

In sintesi, il risultato di ricompense, riconoscimenti e responsabilizzazione elargiti senza richiedere una risposta in termini di sicurezza, può portare ad incoraggiare il comportamento a rischio oppure a scoraggiare quello sicuro, compreso l’uso dei mezzi protettivi individuali.

L’individuo, anche se anche fosse stato fatto tutto il possibile (risorse, formazione, conoscenze, capacità, sistemi di gestione, attrezzature, tempo, ), può ancora trovare un vantaggio personale per adottare comportamenti a rischio per comodità, pigrizia, convenienza, guadagno di tempo, demotivazione esterna (derivata, per esempio, da problemi familiari che allontanano l’attenzione su quel che si sta facendo) o interna (che potrebbe essere causata da false interpretazioni, o convinzioni, errati rapporti interpersonali tra lavoratori o con i superiori), mansione non adeguata alle capacità, ecc.

In questo caso è indispensabile poter contare su mezzi di sondaggio, basati anche sulla segnalazione spontanea dell’interessato, che consentano di individuare l’origine, valutare e pesare il fenomeno in modo da intervenire efficacemente sulle cause, spesso di natura organizzativa, che lo generano e lo alimentano.

4 Disaccordo sulle procedure di sicurezza.

i sistemi inefficaci o poco affidabili, possono diventare un ostacolo per il lavoro sicuro.

La gestione aziendale può aver cercato di migliorare la situazione in modo sbagliato, adottando soluzioni senza conoscere e verificare le effettive esigenze del destinatario.
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Su Di Tutto Natalia Estrada si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Viene intervistata nell’ambito di un articolo inchiesta dal titolo: perché i figli di Berlusconi non si vogliono sposare. Interpellano avvocati di grido che ipotizzano una motivazione economica: troppi eredi legali uguale bottino da dividere in troppe parti. La ciliegina sulla torta la mette appunto la Estrada, storica fidanzata del meno noto Paolo Berlusconi, che accusa la famiglia dell’ex Premier di predicare bene e razzolare male. In soldoni: dicono di essere cattolici e poi non seguono le leggi della Chiesa. Convivono e fanno figli senza sposarsi, cose che non si addicono a dei bravi cristiani. Invece, Natalia Estrada afferma di non essere cattolica e ammette di essersi sposata in Chiesa soltanto per far contenti i genitori. Per la serie: andiamo a recitare per il bene della famiglia.

L’intervista poi si sposta sulla sua carriera televisiva ormai diventata un ricordo lontano e Natalia lamenta il suo allontanamento dal piccolo schermo. Ho pensato sempre che la Estrada fosse una donna che si impegna fino in fondo per fare le cose al meglio. Una professionista oserei dire. Ma, i suoi Olè e i suoi passi di flamenco eseguiti ogni 12 secondi e in ogni occasione mi avevano un po’ stancato. Magari, adesso che pare si sia data alla fotografia ai cavalli, avrà modo di pensare come cambiare la propria immagine.
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Ci troviamo nel XVIII secolo nei dintorni di Napoli. Attorno ad una grande roccia, brulicano decine di personaggi. Nel cuore della rupe, nell’intimità di un fienile, il figlio di Dio è appena nato!

Un anacronismo voluto quasi a ricordare l’universalità del mistero dell’Incarnazione.

Venerdì 28 novembre durante la benedizione del tradizionale presepe napoletano, allestito nel salone d’ingresso della Curia Mons. Francesco Iannone, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Nola (Italia), ha illustrato ai presenti questa tradizione.

Insieme a Fra Sergio, Segretario di Terra Santa, l’esperto italiano ha progettato la realizzazione del Presepe di San Salvatore.

Il presepe napoletano è sempre ricco di personaggi, molto variegati e differenti tra loro, una testimonianza concreta del Dio dei cristiani. (.) Egli non ama gli uomini indistintamente. Egli ama ciascuno di noi di un amore particolare. Per lui, ogni uomo è unico.

Questo presepe, infatti, accoglie uomini di tutti i colori e di ogni ambiente sociale.

C’è il pescivendolo, dietro il suo banco stracolmo di prodotti, più reali che in natura; la madre che allatta il suo bambino sull’elegante terrazza, da dove domina il paese; i musicisti di colore che conferiscono alla scena un’aria di festa; il fabbricante di tamburelli, con i cerchi di legno attorno al collo; c’è persino un mangiatore di spaghetti, che divora voracemente il suo pasto con le dita!

Senza dimenticare i personaggi indispensabili: i re orientali con le loro cappe riccamente ornate, i pastori con le pecore in spalla e, infine, sette angeli alati che sovrastano la Santa Famiglia, riunita per la prima volta.

Mons. Francesco Iannone ricorda che Un presepe è fatto, non per essere ascoltato come una conferenza, né letto come un libro, ma per essere visitato come i pastori in quella notte di Natale: venite e vedete! . D’altronde è difficile non rimanere abbagliati dall’infinita varietà delle tinte e dei tessuti, curati minuziosamente in ogni dettaglio dai numerosi cappelli fino alla punta delle scarpe, dai lampioni sospesi , qui e là, al muschio che copre il suolo.

Non ne ho mai vista uno così bello, bisbiglia suor Mary, una francescana originaria di Malta.

Va ricordato che la Natività è momento centrale nella devozione francescana.

Era il 1223, quando San Francesco d’Assisi, ebbe l’idea di realizzare a Greccio (Italia), il primo presepe vivente.

Gli anni scorsi, nella chiesa di San Salvatore, avevamo solo un piccolo presepe dichiara Fra Sergio promotore dell’iniziativa sostenuta ATS pro Terra Sancta. Quest’anno, durante l’Avvento, la Custodia desidera invitare tutti i cristiani di Gerusalemme a raccogliersi qui. Questo presepe è stato realizzato anche per i poveri che non hanno i mezzi per procurarsene uno così bello.

Il lavoro è stato realizzato nel 2014 dall’impresa familiare napoletana, Scarabattola, appositamente per la Custodia di Terra Santa. Una prova dell’abilità di questi artigiani: sono stati loro a fornire il presepe al Re di Spagna. Il corpo dei personaggi è stato realizzato con paglia e fil di ferro, la testa le braccia e le gambe in terra cotta, gli occhi in vetro. Il personaggio di San Giuseppe, curato con particolare attenzione era stato realizzato con la barba ma senza baffi. Il Segretario di Terra Santa si è preoccupato che venissero aggiunti i baffi, per rispettare le tradizioni locali.

In molti hanno assistito alla benedizione del presepe napoletano impartita dal Custode di Terra Santa, Fra Pierbattista Pizzaballa.

A conclusione della cerimonia i giovani coristi del Magnificat hanno intrattenuto i presenti con alcuni canti natalizi tradizionali. Un assaggio della Natività alla vigilia dell’Avvento.
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