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1. [II valore di scambio delle amicizie e nei contratti].

E’ la proporzione che pareggia le parti e salva l’amicizia in tutte le amicizie di tipo eterogeneo, come s’ detto276; ad esempio, nell’amicizia politica il calzolaio riceve, in cambio delle scarpe, una remunerazione [35] adeguata al valore, e cos pure il tessitore e tutti gli altri artigiani. [1164a] Ma, in quel caso, si apprestata come misura comune la moneta277, e, per conseguenza, tutto viene ad essa rapportato e con essa misurato. Invece, nell’amicizia amorosa talora l’amante si lamenta che, pur amando moltissimo, non riamato, perch [5] in qualche caso, non ha nulla di amabile; ma spesso l’amato a lamentarsi, perch l’amante prima gli ha promesso di tutto, ora non mantiene nulla. Ma tali cose succedono quando l’uno ama l’amato per il piacere, l’altro ama l’amante per l’utile, ma nessuno dei due ottiene ci che desidera. Se l’amicizia si fonda su questi motivi, la sua dissoluzione avviene [10] quando non si producono gli effetti in vista dei quali i due prima si amavano: non era, infatti, l’amico per se stesso che essi amavano, ma le soddisfazioni che ne derivavano, e queste non sono permanenti; per questo che non sono permanenti neanche le amicizie. Invece, l’amicizia fondata sui caratteri, poich sussiste per se stessa, permanente, come s’ detto278. Sorgono, poi, contrasti quando essi ottengono cose diverse e non quelle che desideravano: come non ottenere niente, infatti, quando [15] non si ottiene ci a cui si aspira, come il caso di quel tale279 che promise ad un citaredo che la sua ricompensa sarebbe stata tanto maggiore quanto meglio avesse cantato: al mattino, quando il citaredo reclam il mantenimento delle promesse, l’altro gli rispose di aver gi dato piacere in cambio di piacere. Orbene, se fosse stato il piacere ci che ciascuno dei due voleva, sarebbe stato sufficiente: ma se uno vuole un godimento, l’altro un guadagno, e l’uno l’ottiene [20] e l’altro no, le condizioni del loro reciproco accordo non saranno in tal modo soddisfatte, giacch ci a cui si interessati ci di cui ci si trova ad aver bisogno, ed per ottenerlo che si d ci che si ha. Ma a chi spetta stabilire il valore, a chi d o a chi riceve? In effetti, chi d sembra che si rimetta a chi riceve. Il che, si dice, faceva anche Protagora280: [25] quando insegnava qualcosa, invitava il discepolo a fare una stima di quanto riteneva che valesse ci che aveva imparato, e tanto prendeva. Ma in simili circostanze alcuni approvano il detto “mercede all’uomo”281.

Ma quelli che prima prendono il denaro, e poi non fanno nulla di ci che hanno promesso, perch le loro promesse sono esagerate, naturale [30] che incorrano in accuse, perch non portano a termine ci che hanno concordato. Ma questo, forse, i Sofisti sono costretti a farlo, perch se no, nessuno darebbe del denaro per quello che essi sanno. Costoro, dunque, se non fanno ci di cui hanno ricevuto la mercede, incorrono in accuse. Ma nei casi in cui non c’ un accordo sulla remunerazione del servizio reso, coloro [35] che danno agli amici per loro stessi, come s’ detto282, sono irreprensibili (di tal natura infatti, l’amicizia secondo virt [1164b] e la ricompensa deve essere stabilita in conformit con la scelta283 (giacch questa che propria dell’amico e della virt E cos sembra che ci si debba comportare anche nei rapporti con chi ci mette a parte della filosofia, giacch il suo valore non si misura in denaro, n vi pu essere un onore che ne uguagli il valore, ma [5] forse sufficiente rendere ci che si pu come si fa nei riguardi degli d e dei genitori. Ma se il dono non ha questa natura, bens ha uno scopo interessato, certo che assolutamente necessario che il contraccambio sia ritenuto da ambo le parti adeguato al valore del servizio reso; e se questo non avviene, non solo sar ritenuto necessario che il valore lo stabilisca chi ha ricevuto per primo, [10] ma sar anche giusto: se l’altro ricever in compenso tanto quanto stato l’utile o il piacere ottenuto da costui, avr da lui ricevuto il giusto contraccambio. Infatti, anche nelle merci in vendita manifesto che avviene cos anzi in certi luoghi vi sono delle leggi che proibiscono processi relativi a contratti volontari, giacch si pensa che con colui al quale si fatto credito ci si debba riconciliare [15] nei termini con cui si era concluso il contratto. Si pensa, infatti, che sia pi giusto che il valore lo stabilisca colui di cui ci si fidati, che non colui che ha avuto fiducia. La maggior parte delle cose, infatti, non sono valutate allo stesso prezzo da chi le possiede e da chi vuole ottenerle: a ciascuno appaiono di grande valore le cose proprie e le cose che egli d ma, tuttavia, il contraccambio avviene al prezzo stabilito [20] da chi acquista. Ma certo bisogna valutare la cosa non al prezzo che appare adeguato quando la si ha, bens al prezzo a cui la si valuta prima di possederla.

2. [II dovere nei vari tipi di amicizia].

Anche quanto segue comporta un’aporia: per esempio, al proprio padre che bisogna attribuire tutto ed ubbidire in tutto, oppure, quando si malati, al medico che bisogna dar fiducia, e, quando c’ da eleggere un generale, l’uomo abile in guerra che si deve eleggere? [25] Allo stesso modo, all’amico, o piuttosto all’uomo di valore che si devono rendere servigi? Bisogna dimostrare riconoscenza al benefattore, o, piuttosto, fare un dono al camerata, quando non siano possibili insieme entrambe le cose? Non forse vero che non facile definire con precisione tutte le questioni di questo tipo? Esse, infatti, presentano molte e svariate differenze per grandezza, piccolezza, bellezza e [30] necessit Ma che non dobbiamo concedere tutto alla medesima persona, chiaro; e cos pure che per lo pi bisogna contraccambiare i benefici piuttosto che fare dei piaceri ai camerati, come pure restituire un prestito a un creditore piuttosto che fare un dono ad un camerata. Ma, certamente, neppure questo sempre. Per esempio: uno, che stato liberato dietro riscatto dai rapitori, [35] deve a sua volta riscattare colui che l’ha liberato, chiunque egli sia, ovvero [1165a] deve restituirgli il prezzo del riscatto, se quello lo richiede anche senza essere stato rapito, oppure deve riscattare il proprio padre? Si riconoscer infatti, che si deve riscattare il proprio padre piuttosto che se stessi, perfino. Come, dunque, s’ detto284, in generale il debito va pagato, ma se il donare si presenta superiore per nobilt o per necessit verso questo che bisogna propendere. [5] Talvolta, infatti, non neppure equo ricambiare chi ha beneficato per primo: ci avviene quando, da una parte, c’ uno che benefica chi egli sa che uomo di valore, dall’altra, c’ uno il cui contraccambio andrebbe a chi egli ritiene che sia malvagio. Talvolta, poi, non si tenuti a fare un prestito neppure per ricambiare chi ce ne ha fatto uno per primo: costui, infatti, ha fatto il prestito ad una persona onesta, nella convinzione di essere rimborsato, mentre l’altro non ha speranza di essere rimborsato [10] da un disonesto. Se, dunque, quello veramente disonesto, la sua pretesa di un prestito non equa; se, invece, non disonesto ma creduto tale, allora si riconoscer che non si fa nulla di strano a rifiutare il prestito. Orbene, come s’ detto spesso285, le teorie sulle passioni e sulle azioni hanno la medesima determinatezza degli oggetti su cui vertono. Che, dunque, non si deve restituire a tutti le stesse cose, [15] che non si deve concedere tutto neppure al proprio padre, come neanche a Zeus si offrono tutti i sacrifici, chiaro: ma, poich diversi sono i servigi dovuti ai genitori, ai fratelli, ai camerati, ai benefattori, bisogna attribuire a ciascuno quelli che gli sono appropriati e confacenti. E cos si fa, manifestamente: alle nozze si invitano i parenti, perch questi hanno in comune la stirpe [20] e, per conseguenza, tutte le azioni che la riguardano; anche ai funerali si pensa che siano soprattutto i parenti che devono intervenire, per la medesima ragione. Si riconoscer che i figli devono soprattutto provvedere alla sussistenza dei genitori, poich sono loro debitori, e perch pi bello in queste cose provvedere agli autori della propria esistenza che a se stessi. Ai genitori, poi, bisogna tributare onore come agli d [25] ma non ogni tipo di onore: al padre, infatti, non si deve lo stesso onore che alla madre, n quello dovuto ad un sapiente o a un generale, bens quello appropriato ad un padre, o, rispettivamente, ad una madre. E ad ogni anziano si deve rendere l’onore dovuto all’et con l’alzarsi, il cedere il posto, e simili; ai camerati, invece, ed ai fratelli si deve concedere totale libert di espressione e [30] comunanza di tutti i beni. Ai parenti, ai membri della stessa trib ai concittadini e a tutti gli altri bisogna sforzarsi di attribuire sempre ci che loro appropriato, e discernere ci che si conviene a ciascuna categoria di persone a seconda del grado di parentela, della virt o dell’utilit Orbene, il giudizio facile quando si tratta di persone della medesima categoria, ma pi laborioso quando si tratta di persone di categorie diverse. Non forse vero che non affatto strano che le amicizie fondate sull’utilit e sul piacere si sciolgano, quando non si hanno pi questi vantaggi? di quei vantaggi, infatti, che si era amici: venuti meno quelli, naturale che non si ami pi Uno, poi, potrebbe lamentarsi, [5] se uno, amando per l’utilit o per il piacere, facesse finta di amare per il carattere. Come infatti abbiamo detto all’inizio286, la maggior parte dei contrasti tra gli amici nascono quando non sono amici nel modo in cui credono di esserlo. Orbene, quando uno si inganna e suppone di essere amato per il carattere, mentre l’altro non fa nulla di simile, [10] deve incolpare se stesso; quando, invece,
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resta ingannato dalla simulazione dell’altro, giusto che accusi l’ingannatore, ancor pi che se fosse un falsificatore di moneta, nella misura in cui l’oggetto della sua frode pi prezioso. Ma quando si accoglie nella propria amicizia uno che si ritiene buono, ma poi quello risulta malvagio e ce se ne accorge, si deve forse amarlo ancora? Non forse vero che non possibile, dal momento che non ogni cosa amabile, [15] ma solo ci che buono? E, poi, l’uomo malvagio non degno di essere amato, e non si deve amarlo. Infatti, non bisogna essere amanti del vizio, n rendersi simili al cattivo: si poi detto287 che il simile amico del simile. Bisogna, dunque, sciogliere l’amicizia subito? Non forse vero che non bisogna farlo con tutti, ma solo con quelli la cui perversit sia incorreggibile, mentre quelli che hanno la possibilit di raddrizzarsi si deve aiutarli ad emendare il carattere, [20] pi che non a ricostruire il patrimonio, tanto pi quanto ci pi nobile e pi proprio dell’amicizia? Tuttavia, si ammetter che chi scioglie l’amicizia in questo caso non fa nulla di strano; infatti, non di un uomo di tal fatta che era amico; quindi, non essendogli possibile salvare l’amico che si trasformato, se ne separa. E se, d’altra parte, rimane come mentre l’altro diventa pi virtuoso e cambia molto dal punto di vista della virt deve ancora trattare il primo come amico? Non bisogna forse riconoscere che impossibile? [25] Quando la distanza tra i due diventa grande, questo risulta particolarmente evidente, come nel caso delle amicizie strette nell’infanzia: se, infatti, uno rimane fanciullo nel ragionamento mentre l’altro gi un uomo maturo, come potrebbero essere amici, dal momento che ad essi non piacciono pi le stesse cose e non provano pi le stesse gioie e gli stessi dolori? Infatti, non hanno pi l’uno per l’altro questi sentimenti, [30] e senza di essi, come dicevamo288, non possono essere amici, giacch non loro pi possibile vivere insieme. Ma di questo si gi parlato289. [I sentimenti dell’uomo verso se stesso e verso gli amici].

[1166a] I sentimenti di amicizia verso il prossimo, ed in base ai quali si definiscono le amicizie, sembrano derivare dai sentimenti che l’uomo ha verso se stesso. Infatti, definiscono amico chi vuole e fa il bene o ci che gli appare tale per l’amico in se stesso, o chi vuole che l’amico esista e [5] viva per amore dell’amico stesso: questo il sentimento che provano le madri per i figli, e gli amici che hanno avuto dei dissapori. Altri definiscono amico chi passa la sua vita con un altro ed ha i suoi stessi gusti, o chi prova dolori e gioie insieme con il suo amico: e questo succede soprattutto nel caso delle madri. Ed con uno di questi elementi che [10] definiscono anche l’amicizia. Ciascuno di questi sentimenti l’uomo virtuoso lo prova verso se stesso (e anche gli altri in quanto suppongono di essere virtuosi: ma, come s’ detto290, misura di ciascun tipo d’uomo sembrano essere la virt e l’uomo di valore). L’uomo virtuoso, infatti, concorda con se stesso, e desidera sempre le stesse cose con tutta l’anima. E, quindi, vuole [15] per se stesso ci che bene e tale gli appare, e lo fa (giacch proprio dell’uomo buono praticare il bene in continuit e a vantaggio di se stesso (a beneficio dell’elemento intellettivo291 che in lui, elemento che si ritiene che costituisca ciascuno di noi): e vuole vivere e conservarsi, e che viva e si conservi soprattutto la parte con cui [20] pensa. Infatti, per l’uomo di valore un bene esistere, e ciascuno vuole per s il bene, ma nessuno sceglie di avere tutto a condizione di diventare un altro (giacch anche ora Dio possiede il bene292), ma rimanendo ci che e si ammetter che ciascuno o soprattutto, la sua parte pensante. L’uomo virtuoso, inoltre, vuole passare la vita con se stesso, giacch ci gli fa piacere: infatti, [25] il ricordo delle azioni che ha compiuto gli gradito, e le sue aspettative per il futuro sono buone, e le buone aspettative sono piacevoli. E la sua mente abbonda di oggetti da meditare. Inoltre, egli prova dolori e gioie soprattutto con se stesso: ogni volta, infatti, la stessa cosa che gli procura dolore e piacere, e non una volta l’una, una volta l’altra, perch per cos dire, non si pente mai. Quindi, perch il virtuoso prova [30] verso se stesso ciascuno di questi sentimenti, e perch li prova verso l’amico come verso se stesso (l’amico, infatti, un altro se stesso), che si pensa che l’amicizia sia un sentimento di questi, cio che gli amici siano quelli che provano questi sentimenti. Si lasci perdere per il momento se o non possibile amicizia verso se stessi293; in base a quello che abbiamo detto, si ammetter d’altra parte, [35] che l’amicizia sussiste in quanto ci sono due o pi termini, [1166b] e che il livello pi alto dell’amicizia simile all’amicizia verso se stessi.

Quello che abbiamo detto, poi, capita manifestamente anche alla massa degli uomini, anche se sono viziosi. Si pu quindi, dire che essi partecipano di questi sentimenti nella misura in cui compiacciono a se stessi e si ritengono virtuosi? [5] certo che nessuno che sia completamente malvagio ed empio ne partecipa, neppure apparentemente. Quasi quasi, neppure negli uomini malvagi in generale si trovano tali sentimenti. Essi, infatti, sono discordi con se stessi, e desiderano cose diverse da quelle che in realt vogliono, come gli incontinenti: scelgono, infatti, al posto delle cose che essi ritengono buone per loro, quelle piacevoli, che in realt [10] sono dannose; altri, a loro volta, per vilt e pigrizia si astengono dal compiere le azioni che pur pensano essere le migliori per loro. Quelli, poi, che hanno compiuto molti terribili crimini e che sono odiati per la loro perversit fuggono la vita e si uccidono. I malvagi cercano persone con cui passare il loro tempo, ma fuggono se stessi, [15] giacch si ricordano delle loro molte cattive azioni, anzi prevedono che ne commetteranno altre di simili, se rimangono soli con se stessi, ma se ne dimenticano se sono in compagnia d’altri. Non avendo nulla di amabile, non provano alcun sentimento amorevole verso se stessi. Uomini simili, poi, non provano gioie e dolori in unit con se stessi, perch nella loro anima c’ la guerra civile, [20] e una parte, per la sua perversit soffre quando si astiene da certe azioni, mentre l’altra ne gode, e una parte tira in un senso, l’altra in un altro, come per farli a pezzi. E se non proprio nello stesso tempo, perch non possibile soffrire e godere nello stesso tempo, ma almeno poco tempo dopo soffre perch ha goduto, e vorrebbe che non gli fossero risultate piacevoli le cose di cui ha goduto: [25] i malvagi, infatti, sono pieni di pentimento. L’uomo malvagio, quindi, manifestamente, non ha disposizioni amichevoli neppure verso se stesso, per il fatto che non ha nulla di amabile. Se, quindi, questo stato d’animo troppo miserando, bisogna fuggire con tutte le proprie forze la malvagit e sforzarsi di essere virtuosi; cos infatti, si potr essere amichevolmente disposti verso se stessi e diventare amici di altri.

[30] La benevolenza assomiglia ad un sentimento di amicizia, ma non amicizia: la benevolenza, infatti, pu nascere anche verso chi non si conosce, e pu rimanere nascosta, ma l’amicizia no. Questo si detto anche prima294. Ma non neppure una affezione. Infatti, non ha n tensione n desiderio, mentre l’affezione implica queste cose; e l’affezione si accompagna con l’intimit [35] mentre la benevolenza nasce anche all’improvviso, come, per esempio, succede, anche nei riguardi degli atleti in gara: [1167a] si diventa, infatti, benevoli nei loro riguardi e si fanno propri i loro desideri, ma non si condivide con loro alcuna azione; come abbiamo detto, si diventa benevoli all’improvviso e si ama superficialmente. Quindi, la benevolenza sembra essere il principio dell’amicizia, come il principio dell’amore il piacere derivante dalla vista: [5] nessuno ama, infatti, se prima non ha provato piacere per l’aspetto dell’altro, ma chi gode dell’aspetto di un altro non detto che necessariamente ami; ci avviene, invece, quando ne sente la mancanza, se lontano, e ne desidera la presenza. Cos pure, dunque, non possibile essere amici se non si cominciato a provare della benevolenza, mentre provare benevolenza non significa ancora amare, giacch si vuole soltanto il bene di coloro verso cui si benevoli, ma non si agirebbe insieme con loro, [10] n ci si darebbe da fare per loro. Perci metaforicamente, si potr dire che essa una amicizia improduttiva, ma se dura nel tempo e giunge all’intimit diventa amicizia, ma non quella fondata sull’utilit n quella fondata sul piacere, giacch neppure la benevolenza si fonda su di essi. Infatti, colui che ha ricevuto un beneficio [15] offre la sua benevolenza in cambio di ci che ha ricevuto, e fa ci che giusto; ma chi vuole la buona riuscita di un altro, nella speranza di ricavarne gran vantaggio, non sembra che abbia della benevolenza per quella persona, ma piuttosto per se stesso, come pure non suo amico, se gli devoto per qualche motivo interessato. Insomma, la benevolenza sorge per la virt e per un certo valore, quando una persona appaia ad un’altra [20] nobile o coraggiosa o qualcosa di simile, come abbiamo detto anche a proposito degli atleti in gara.

Anche la concordia manifestamente, un sentimento di amicizia. per questo che la concordia non identit di opinioni: questa, infatti, pu esserci anche tra uomini che non si conoscono fra di loro. N si dice che sono concordi uomini che la pensano alla stessa maniera su un argomento qualsiasi, [25] per esempio sui fenomeni celesti (giacch non un fatto di amicizia l’essere concordi su queste cose), ma si dice che nelle citt vi concordia quando i cittadini la pensano alla stessa maniera a proposito dei loro interessi, e scelgono e mettono in pratica le stesse cose, quelle che hanno comunitariamente giudicate opportune. Sono concordi, quindi, sulle cose da farsi, almeno su quelle importanti e che possono soddisfare [30] le due parti o tutte le parti interessate. Per esempio, le citt si dicono concordi quando tutti i cittadini ritengono opportuno che le cariche siano elettive, o che ci si allei con gli Spartani, o che Pittaco295 eserciti il potere per tutto il tempo che anch’egli lo voglia. Ma quando, di due rivali, c
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