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E’ l’11 dicembre 2017 quando Birkenstock fa sapere che non venderà più direttamente i suoi prodotti su Amazon perché lì girano troppe imitazioni delle sue scarpe. L’azienda tedesca, conosciuta in tutto il mondo per i suoi sandali, è stanca di vedere i suoi prodotti contraffatti.

Per verificare se i sospetti che arrivano dalla Germania sono veri abbiamo provato a comprare nel supermarket digitale americano una borsa di una delle griffe più famose, e imitate, al mondo: Louis Vuitton. Ci siamo chiesti come mai un prodotto della maison francese potesse costare su Amazon 303 euro, meno di un terzo del prezzo ufficiale. Ci siamo anche chiesti come mai su Amazon ci fosse una borsa Louis Vuitton, visto che la Casa di Moda le vende solo nei suoi negozi e sul suo sito internet.

Lo scorso 13 dicembre, abbiamo quindi acquistato una Neverfull sul sito italiano di Amazon, che garantisce la transazione per conto di un commerciante cinese. Il pacco arriva in Italia in meno di tre settimane, dopo aver fatto tappa a Lipsia, dove arriva la gran parte della merce cinese spedita per posta aerea in Europa. Prima di arrivare in redazione, però, bisogna pagare le tasse doganali: 96,81 euro di oneri per l’importazione. In totale, quindi, spendiamo 399 euro e 81 centesimi. Quando abbiamo effettuato l’acquisto, Amazon avvertiva di possibili tasse ma non le quantificava.

La borsa è un prodotto cinese contraffatto

La borsa comprata, Made in China, puzza di colla e plastica. Ci insospettiamo e chiediamo a degli esperti se sia autentica: in una boutique Louis Vuitton ci spiegano che la contraffazione salta agli occhi. Si tratta di una patacca, sono sicurissimi. Un prodotto falso, che abbiamo comprato su Amazon, la stessa piattaforma dove milioni di italiani spendono i loro soldi. Intanto, il nostro commerciante cinese tale “Rgai” dallo Zhejiang è letteralmente sparito. E non perché la multinazionale lo abbia depennato, ma perché ha deciso di far perdere le sue tracce. Al suo posto, ci sono altri commercianti cinesi (cioè altri nomi improbabili con nuovi codici fiscali) che ripropongono la stessa borsa: stesso annuncio, medesima foto e prezzi simili. Ogni volta il venditore è classificato come “nuovo”. Eppure ha già qualche recensione positiva. Come è possibile che un commerciante “appena lanciato” abbia già dei feedback?

Amazon guadagna anche con il “marketplace”

Ma la nostra storia non finisce qui. Amazon, quando abbiamo fatto il nostro acquisto, avvertiva che la borsa era venduta da “terze parti”. Vuol dire che in questi casi a vendere e spedire direttamente la merce non è la piattaforma Usa. Il gigante dell’e commerce fa da tramite, garantisce la transazione e ciguadagna una commissione, che nel nostro caso è il 15 per cento del prezzo, cioè 45 euro e 45 centesimi. Amazon,
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infatti, oltre a vendere e spedire ciò che ha nei suoi magazzini, permette ad altri commercianti di offrire i loro prodotti tramite il suo sito, dietro appunto un compenso. E’ quello che il Gigante di Internet chiama “marketplace” e che vale la metà delle vendite effettuate nel 2017. Si tratta quindi di una parte importante del suo business, che è di 136 miliardi di dollari in termini di fatturato.

Chi compra merce contraffatta per la Cassazione rischia il carcere

C’è un altro aspetto da considerare, che riguarda direttamente il consumatore. Chi compra merce contraffatta dall’estero rischia una multa salata e, persino, il carcere. Lo ha stabilito la Cassazione: comprare merce falsa e farsela spedire in Italia può essere considerato un reato. E poco importa se il prodotto sia acquistato via internet o sia per uso personale. La Suprema Corte, con una sentenza del 2016, ha sancito il principio secondo il quale è punibile chiunque introduca in Italia prodotti falsi “al fine di trarne profitto”. E quest’ultimo si individua anche nel caso, come quello trattato dai giudici, di un tizio che ha comprato un Rolex falso a poco prezzo in Cina. Non servono team di esperti ricercatori e software sofisticati per scovare sulla vetrina digitale più famosa del mondo annunci fraudolenti.

Contraffazione online costa 1.800 miliardi di dollari nel mondo

E’ vero che si può chiedere la restituzione dei soldi spesi e liberarsi del prodotto falso, ma il mercato della contraffazione è alimentato anche da chi sa perfettamente di acquistare un tarocco e il reso della merce non risolve il problema. Un problema più grande di quello che possiamo immaginare. La contraffazione online costa 1.800 miliardi di dollari a livello globale. Il mercato dei falsi cresce ogni anno. Nel nostro Paese vale 6,9 miliardi di euro. Un danno notevole per le nostre imprese, soprattutto per quelle che fondano la loro sopravvivenza sulla qualità e il made in Italy. I falsi erodono risorse al Fisco, sottraendo 5,2 miliardi alle casse pubbliche, e bruciano 100.000 posti di lavoro. Danno benzina alla concorrenza sleale, contribuiscono al dilagare del lavoro nero, alla svalutazione dei salari e alla perdita dei diritti dei lavoratori.

Sistemi anti truffa della multinazionale non sono efficaci

Amazon, tutto questo, lo sa? Dopo aver mandato in onda la nostra inchiesta su Sky Tg24, l’azienda guidata da Jeff Bezos (l’uomo più ricco del mondo) è intervenuta. Gli annunci con offerte di borse Louis Vuitton sono stati cancellati. Nel giro di poche ore, però, sono ricomparsi. I sistemi anti truffa della multinazionale fanno acqua. Altrimenti non si spiegherebbe perché, per esempio,ci sono cover per smartphone marchiate Louis Vuitton a pochi spiccioli, accessori Apple con tanto di Mela sulla scatola a metà prezzo ed esclusive scarpe Adidas, dalla lontana Cina, a prezzi assaiimprobabili. L’elenco dei prodotti sospetti potrebbe continuare a lungo. Tra un link e l’altro, c’è un bazar di ambiguità. Che non riguarda solo i falsi. Quante tasse ha pagato il Colosso hi tech sui 45 euro che ha guadagnato vendendo in Italia quella borsa taroccata? Ma questa è un’altra storia,
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tutta da verificare.