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VIGGIU’ (Varese) Ha confessato nel corso della notte e si trova ora in carcere Gaetano Restivo, il 28enne accusato di avere ucciso a colpi di fucile da caccia i due fratelli di 14 e 25 anni, nella loro casa di Viggiù, nell’Alto Varesotto. Il giovane era stato fermato intorno alla mezzanotte nella zona del lago Maggiore, a Maccagno (Varese), ed è subito stato interrogato dai carabinieri, dopo rapidi accertamenti sul suo stato di salute all’ospedale di Luino. I carabinieri di Varese hanno recuperato l’arma del duplice delitto, ma il movente che ha spinto il giovane a uccidere i due fratelli resta ancora incerto, benché da tempo i rapporti all’interno della famiglia apparissero molto tesi. A quanto si è appreso Gaetano Restivo si era buttato in acqua, lasciando la sua auto a qualche chilometro di distanza, con il probabile intento di suicidarsi. Ma si è salvato ed è stato trovato a tarda ora dai Vigili del Fuoco e dai Carabinieri di Varese aggrappato a un albero, immerso nel lago. Gli investigatori faranno il punto sugli sviluppi della vicenda in una conferenza stampa alle 11, al Comando provinciale dell’Arma di Varese.

Gianni e Antonio Restivo, rispettivamente di 24 e 13 anni, sono stati trovati morti mercoledì sera nella loro camera. Sarebbero stati uccisi, come epilogo di una serie di litigi, dal fratello maggiore Gaetano, 28 anni,
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che avrebbe fatto fuoco con un fucile, armato del quale è poi fuggito in auto. Sembra che quest’ultimo soffrisse di crisi depressive.

Le due vittime sono state raggiunte da due colpi a testa, sorpresi nei rispettivi letti mentre erano ancora nel sonno. Gaetano Restivo era poi scomparso, allontanatosi a bordo di una Mercedes di colore nero di sua proprietà. Ricercato da carabinieri e polizia in tutta la zona, a tarda sera l’auto era stata individuata e la sua possibile presenza segnalata nella zona fra il lago di Lugano e il lago Maggiore.

Da una prima ricostruzione dei carabinieri di Varese, il duplice delitto in famiglia si è consumato nelle prime ore di mercoledì mattina, probabilmente fra le 5 e le 6, anche se i due corpi senza vita sono stati trovati solo intorno alle 18.30 dalla fidanzata di Gianni, preoccupata perché quest’ultimo non rispondeva al cellulare da ore. La ragazza è entrata in casa, ha fatto quella tremenda scoperta, è corsa in strada urlando per cercare aiuto.

Da questa ricostruzione, al momento dell’omicidio la madre dei tre giovani, Rosa, si trovava all’ospedale di Mendrisio, in Canton Ticino, dove lavora come infermiera. Pare che sia stato proprio Gaetano ad andarla a prendere alla fine del turno notturno e a riportarla a Viggiù, lasciandola però a casa dell’anziana madre, dove sarebbe rimasta per l’intera giornata.

Il presunto assassino avrebbe agito esasperato da continui dissapori in famiglia,
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anche se un movente preciso non è ancora stato individuato dagli investigatori. Fra l’altro, alcuni conoscenti sostengono che il 28enne soffrisse recentemente di depressione. Un particolare ancora tutto da chiarire riguarda una telefonata che mercoledì mattina gli insegnanti di Antonio hanno fatto a casa: il ragazzo, infatti, doveva partire proprio mercoledì presto per una gita a Monaco di Baviera, ma non si è presentato. A quel punto la scuola ha contattato la famiglia, al telefono avrebbe risposto un uomo dicendo che Antonio era malato e non poteva partire. Un episodio che potrebbe senz’altro indicare meglio agli investigatori l’ora della morte dei due fratelli.

Il padre dei tre, Luigi Restivo, militare della Guardia di Finanza in pensione, non si trova in questi giorni a Viggiù. Era andato in Sicilia a trovare dei parenti. Anche Gaetano è stato allievo della Guardia di Finanza, si era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza a Como, che poi ha abbandonato prima della laurea e adesso si mantiene con lavori occasionali. Il fratello Gianni lavorava invece in un bar a Varese e frequentava la facoltà di economia.

Gente tranquillissima e simpaticissima testimoniano i tanti compaesani che si sono riversati in via Castagna, di fronte alla vecchia casa gialla della famiglia Restivo, proprio a fianco dell’ufficio postale. Tutti ricordano che le due vittime suonavano in un complesso musicale amatoriale del paese e frequentavano l’oratorio. Pochi dicono invece di conoscere le abitudini del fratello maggiore. Una figura, quella di Gaetano, che resta un pò avvolta nell’ombra nei racconti dei compaesani, una piccola comunità al confine con la Svizzera dove tutti si conoscono, uniti da molte abitudini. La gran parte delle persone di qui lavora proprio oltre confine, come la madre dei tre ragazzi mentre papà Restivo,
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fino a poco tempo fa, era in servizio in dogana.