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Capace di smontare con l le fragili impalcature della quotidiana, lo scrittore e sceneggiatore italiano Vincenzo Cerami (1940 2013) autore di numerosi romanzi tra cui “Un borghese piccolo piccolo” (1976) pone i comportamenti umani sotto una lente di ingrandimento che ne ingigantisce i difetti, facendone emergere il lato comico o addirittura grottesco. Cos in questo divertente racconto, egli prende spunto da un episodio banale per rappresentare gli effetti sorprendenti di una irragionevole suggestione collettiva. Uno stupido incidente riesce infatti a mettere in subbuglio un intero condominio, scatenando reazioni che poi, di fronte alla realt dei fatti, si riveleranno spropositate e alquanto ridicole.

Era una specie di piccolo strepitio e sembrava provenire da dietro l Ogni tanto taceva, poi, proprio nel momento in cui il signor Maurizio stava per addormentarsi, ecco che il rumorino tornava di nuovo. Non c altro da fare che alzarsi, accendere la luce e dare un E cos Maurizio fece. Ma quando and a curiosare nell quel dispettoso frullare si ferm di colpo. Maurizio trov tutto in ordine. [esercizio_1] Si rigett sul letto e rimase per un po con la luce accesa: il rumore sembrava cessato per sempre. Allora spense la luce e si gir su un fianco, pronto finalmente ad affogare nel sonno. Neanche chiuse gli occhi che l riprese a frignare1, prima piano, poi, come incoraggiato dalla fiducia, sempre pi forte. Maurizio risalt in piedi e illumin di nuovo la stanza. Il rumore tacque, annidato da qualche parte nell Maurizio, allora, furbamente, spense la luce e poggi l all pronto a intervenire. E invece non sentiva niente, solo il traffico della citt notturna. Tanto che il poveretto si stava addormentando in ginocchio davanti al mobile. Abbass senza accorgersene le palpebre ma ecco che il rumore lo fece sobbalzare dallo spavento: sembrava un sinistro cicaleccio2. Per fortuna fu solo un guizzo, perch torn subito il silenzio di prima.

Non era dunque la luce che fermava quel diavoletto. Maurizio apr le ante dell e cominci a svuotarlo. Gettava per terra gli abiti uno dopo l cercando nelle tasche, nei taschini e sotto le fodere. Non trov nulla che potesse giustificare quel rumore. Ma siccome durante tutta l non vol una mosca, Maurizio si and convincendo che s dileguato. Torn a letto, spense la luce e chiuse gli occhi. Questa volta,
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pi che un gracchiare, gli sembrava un rugginoso borbogliare3, una specie di brontolio metallico. Maurizio cacci un urlo di rabbia. Si infil del cotone nelle orecchie e chiuse forte gli occhi come per abbassare due serrande, deciso a non lasciarsi pi torturare da quel rumorino insistente, irregolare e furbo.

Il sonno per non arrivava perch dentro gli cresceva un timore piuttosto sinistro: sapeva che quel rumore era ancora vivo e vegeto, anche se lui non lo sentiva e ora lo spaventava l che quella presenza uscisse dalla tana e si mettesse a scorrazzare per la camera, magari salendogli addosso, arrampicandosi su per le sue gambe o scendendo gi per i capelli. Niente da fare. Gett via l riaccese la luce, usc dalla stanza, la chiuse a chiave e, portandosi dietro le coperte, and a dormire sul divano del salotto.

Qui il rumore somigliava pi a uno squillo che a un pulsare e aveva qualcosa di dolce. Un fievolissimo cinguettare, ma soffiato, riverberato4 dall rimbalzava da una parete all e dal soffitto al pavimento. Ora poteva essere un uccello, ora un serpente. Maurizio perse per un momento la testa e in men che nulla rivolt tutta la stanza. Butt gi i libri, rovesci i vasi, smont la televisione, capovolse le poltrone, scroll le tende, arrotol i tappeti. Ma questa volta il rumore perdur non sembrava per niente intimorito dalla furia del padrone di casa.

[esercizio_2] Proprio in quel momento qualcuno suon alla porta d Maurizio guard l erano quasi le tre di notte. And ad aprire e si trov di fronte una mezza dozzina di condomini in pigiama, con i capelli dritti sulla testa e gli occhi fuori dalle orbite. Maurizio scoppi quasi a piangere, li fece entrare e mostr loro in che condizioni aveva ridotto la casa per cercare di mettere le mani su quel rumore spietato. Si misero tutti assieme, rompendo anche qualche piatto e un paio di bicchieri di cristallo: il rumorino continuava per la sua strada e ora sembrava addirittura divertirsi correndo dentro i muri. Lasciarono tutti l compreso Maurizio, e, senza farsi scrupoli,
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andarono a suonare alla porta dell accanto. [esercizio_3] Qui trovarono, forsennati e tremanti, i coniugi Manfredi, che spargevano flit6 per tutta la casa, perfino nelle scarpe, sulle piante e dentro al frigorifero. Godevano all che quell avrebbe ridotto a un secco cadaverino il produttore di quel rumore notturno che li stava tormentando da ore. Quando i Manfredi scoprirono di non essere le sole vittime nel palazzo, si accodarono agli altri. Inizi la caccia e coinvolse tutti gli inquilini. Scendevano e salivano per le scale, s sui pianerottoli, l non stava fermo un attimo. Tutti si muovevano piegati in due e con le orecchie tese auscultando7 le tubature, i contatori, la grondaie, i cassoni dell le cassette della posta, gli sportelli del gas. E poich dovevano stare zitti per cogliere il punto dal quale il rumorino partiva, questo risuonava solitario come l ticchettio di una pendola8.

Ma ecco che all si accorsero che una porta del secondo piano era rimasta chiusa. Qualcuno dentro dormiva saporitamente. Fu la portiera che gett in pasto agli inquilini un gravissimo sospetto: in quell era venuto ad abitare, da pochi giorni, un estraneo. Un tipo stravagante, altissimo, magro e con due lugubri occhiaie nere. Vestiva sempre con abiti da sera e aveva denti pi bianchi del dentifricio. Riceveva la posta quasi solo dall e si limitava al buongiorno e all Non parlava mai con nessuno e dava l di sorridere l dove altri avrebbero invece pianto. Il diavolo! grid la signora Pinci, piccola e arcigna9 come un tronco d Un vociare ferrigno serpeggi tra gli inquilini. Fino a quando si fece avanti il professor La Stella, inquilino del primo piano, capelli prematuramente brizzolati, il quale, tra le risatine delle signore che fissavano il suo pigiama aperto sul davanti, rivel di aver parlato una volta con quell Gli era sembrato una persona molto perbene,
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forse un artista. Ma una cosa certa: quell sordo. Il professor La Stella gli parlava e quello si limitava ad alzare le braccia e a indicare con il dito le proprie orecchie. La portiera scuoteva il capo, poco convinta: Altro che sordo, quello un furbo di quattro cotte10! E intanto, indisturbato, il rumorino continuava a volare sulle loro teste. Decisero che era il caso di svegliare il nuovo inquilino: doveva assolutamente far smettere quel rumore se voleva evitare una vertenza11 condominiale. Si gettarono sul campanello. Cominciarono a picchiare contro la porta.

Il nuovo inquilino del secondo piano se ne stava beatamente accoccolato sotto le coperte, il viso sereno come quello di un bambino, sembrava sognare vaste e profumate pianure popolate dal cinguettare degli uccellini, dallo scrosciare dei fiumi e dal gemito tenerissimo del vento. [esercizio_4] Fuori della porta tre prendevano a calci e a pugni gli infissi mentre qualcuno era sceso in strada per lanciare sassi contro le finestre chiuse e qualcun altro s attaccato al telefono nel tentativo di svegliare quel tipo con gli squilli dell Ma il nuovo inquilino neanche se ne accorgeva, continuava a dormire come se niente fosse. Si svegli regolarmente la mattina, alla solita ora. And a farsi una doccia, si vest In cucina, leggendo qualche pagina di un libro, sorseggi il caff morsicando di tanto in tanto biscottini. Poi si mise per una mezz al pianoforte, tanto per restare in esercizio. Alla fine usc Aperta la porta si trov davanti una folla muta e pallida di uomini in pigiama e di donne in camicia da notte, bianchi come fantasmi. Quelli lo fissavano senza sapere cosa dire. Chi stringeva in mano una scarpa, chi un paio di forbici, chi la cinta dei calzoni, chi un battipanni. L li guard a lungo, si gir e chiuse a chiave la porta. Quelli gli fecero largo e lui, lentamente, se ne and passando in mezzo a loro. Ma proprio in quel momento giunse dalle cantine l era stato chiamato alle prime luci dell da un inquilino che, per mettere le mani sul maledetto rumore, aveva staccato un rubinetto del bidet. Tutto a posto disse il giovanotto, i tubi dell idraulico non vibrano pi Ho cambiato la guarnizione della pompa!
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Fecero tutti silenzio e tesero le orecchie: nessun rumore sospetto. Rispuntato il sorriso, ognuno se ne ritorn a casa sua sbadigliando. [esercizio_5]