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Questa mattina al Teatro dal Verme di Milano si è svolta una manifestazione simmetrica a quella del PalaSharp di L Giuliano Ferrara del Foglio, insieme ad Alessandro Sallusti, Iva Zanicchi, Camillo Langone, Pietrangelo Buttafuoco, Assuntina Morresi e Piero Ostellino “in mutande” per difendere il premier.

Io c’ero: e partirò col mio racconto se vorrete seguirlo non dall’inizio, ma dalla fine, o meglio da un brevissimo scambio che ho avuto mentre stavo uscendo dal teatro col direttore di un settimanale, che mi diceva “Com’è andata? Direi che c’è da riflettere.”. Sì, c’è davvero da riflettere per analizzare questa mattinata.

Mentre la folla sciamava verso le uscite, ubbidivo: e riflettevo. Che cosa avevo appena visto al Dal Verme? Che cosa mi avevano cercato di comunicare quelle persone sul palco, che cosa mi avevano comunicato le persone del pubblico, che aria che si respirava? Risposta: crediamo davvero di essere bloccati nel 1994?

Fuori dal Teatro dal Verme c’è ressa già sul presto, arrivo intorno alle 10, l’incontro partirà alle 10.30. Fuori dal teatro molte telecamere, molti inviati, molti fotografi e giornalisti. La classica occasione che permette alla “gente”, a quel “popolo” del centro destra entità impalpabile di esprimersi e quindi esistere.

Un po’ come la storiella dell’albero che cade e nessuno lo sente, la conoscete no? Bene: c’è un signore svizzero che mostra dei manifesti della figlia, suggerendo l’idea che sarebbe felice di vederla ad Arcore, c’è un altro personaggio, infervorato, bombetta nera, sciarpa e scarpe rosse,
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che sbraita a chiunque.

Sbraita in favore di camera, naturalmente. C’è anche chi contesta: c’è chi si ferma e urla, c’è chi si mette a gridare “Buffoni”, tutti passanti, niente di organizzato. Tutto nella norma: non c’è assolutamente nulla di cui stupirsi. Entro nel teatro, poco dopo le entrate verranno chiuse, tutto completo, posti esauriti.

Sul palco, un filo pieno di mutande stese: è l’idea di Giuliano Ferrara, lanciata sul Foglio. Ferrara in questo periodo come spesso accaduto in passato nei momenti di emergenza è tornato a essere lo spin doctor più ascoltato dal Cavaliere. In effetti, è un mestiere che sa svolgere più che bene.

Il pubblico riempie il Teatro, si può iniziare. La prima impressione è che si sia fermi al 1994. Solo che un tempo, sedici anni fa, l’indignazione popolare era molto più forte, al punto da schiacciare un certo revanscismo di élite quelle sì, élite: non culturali, ma di potere messe momentaneamente all’angolo.

Erano le élite messe all’angolo dalle inchieste del pool di Milano: quelle che avevano governato il Paese per decenni. Quelle che erano state buttate fuori, per rientrare dalla finestra. Ora, dopo aver riconquistato il Potere tramite Silvio Berlusconi, sentono che il terreno potrebbe franare di nuovo.

E non vogliono fare quella fine, non vogliono cadere in disgrazia di nuovo. Fabrizio Cicchitto, falco PdL, evocava sempre quel fantasma, il fantasma di Mani Pulite appena ieri o l’altro ieri sul Corriere della Sera. Ferrara introduce la mattinata,
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ed è un oratore coinvolgente, appassionante.

Ma è come andare cinema: Giuliano Ferrara oggi è liberale. Muove una battaglia contro il “neopuritanesimo” delle immaginarie “élite” del PalaSharp, ma è una commedia, splendidamente recitata, ma è una commedia. Che credibilità può avere, che “patente” liberale può avere Giuliano Ferrara?

Un uomo che due anni fa, nel 2008, si muoveva su un fronte assolutamente antitetico, quello della lista cattolico integralista “Aborto, no grazie?”. Come può affermarsi come liberale un ex talebano cattolico, come può sostenere tutte le libertà del Principe senza cadere nel ridicolo? Può, basta avere la memoria corta.

Oltre a quello, basta avere orecchie per sentire solo quel che si vuol sentire. Dopo l’introduzione di Giuliano Ferrara, parla Piero Ostellino. Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera è un vero liberale, non lo è a corrente alternata come altri lì sul palco.

Sembra strano vederlo a fianco di Sallusti e di Langone, o di Iva Zanicchi: ma va bene così, vive la différence, giusto? Per me, giusto.

Ostellino infatti mette le mani avanti: il suo è un discorso molto pacato, e assolutamente condivisibile per molti versi:

Piero Ostellino nel suo intervento ha risposto a chi tra cui i suoi stessi colleghi lo ha accusato di aver incitato, con il suo editoriale sul Corriere della Sera, le donne a prostituirsi. Io non ho incitato nessuno, ho incitato la libertà delle donne di rispondere solo a se stesse e non a un comitato di censori come quello della repubblica giacobina,
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ha detto Ostellino. Sostenendo che il suo pensiero è stato distorto, l’editorialista ha aggiunto: Il mio principio è che ciascuno di noi ha il diritto di perseguire il proprio ideale di felicità come crede, senza rispondere ad altro che alla propria coscienza e alla sola condizione di non arrecare danno ad altri. Allo stesso modo mio la pensava Immanuel Kant. Ostellino ha citato anche Benedetto Croce: Diceva che bisogna tenere distanti l’etica dalla politica: quando uno va dal medico non gli chiede di essere onesto, ma di curarlo bene. E allora perché quando si va da un politico deve esser integerrimo?

Il pubblico applaude convinto, ma vere ovazioni arriveranno dopo. Per esempio per Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale. Si ironizza sulla “Struttura Delta” raccontata da Massimo Giannini su Repubblica l’altro giorno, ma c’è davvero poco da ridere.

Berlusconi è il presidente del Consiglio: in un Paese democratico non dovrebbe essere al potere mantenendo il controllo di mezzi di informazione di massa. Non dovrebbe poter imporre una linea difensiva d’ufficio a direttori di giornali di sua proprietà, telegiornali di Stato gestiti da suoi sodali, ad amici, parenti, penne amiche.

Informazione e politica devono stare molto distanti, devono odiarsi. Almeno nella tradizione anglossassone: in Italia no, tutti amici, a patto che l’altro paghi meglio e che le fatture vengano versate puntualmente. Personalmente, è una logica che non ho mai accettato: ma molti altri la vedono in maniera diversa.

Intervengono Sallusti, Camillo Langone legge una Bibbia, sostenendo in estrema sintesi che anche Cristo discende da una stirpe di malfattori, e che quindi, per quale motivo dovremmo dir qualcosa al Sultano? Coinvolgente, ma sapeva sempre di commedia, di teatro e Langone è un ottimo attore, davvero.

Gli applausi più forti li prende Iva Zanicchi. L’aquila di Ligonchio è idolatrata dal pubblico del Dal Verme, domina la scena. Cazzeggia, irride,
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sa come scaldare il pubblico, sa come titillarlo. Poi l’intervento di Assuntina Morresi, poi Pietrangelo Buttafuoco, e infine di nuovo Ferrara.

Un fiume in piena. Un fiume in piena che urla, che difende appassionatamente il Cavaliere tra gli applausi

“Per noi lo scandalo non è nelle intercettazioni. Ciascuno deve seguire la sua storia più intima. Cosa ne so di cosa ha significato per lui il divorzio e la morte della madre? Chi sono io per giudicare moralmente? Lo scandalo è nelle procedure giudiziarie con cui si inventano i reati per incastrare Berlusconi”. E’ un fiume in piena il direttore del Foglio, organizzatore della manifestazione “In mutande ma vivi”. Dal palco del teatro Dal Verme, Giuliano Ferrara lancia le sue accuse contro il puritanesimo, l’accanimento giudiziario e lo spionaggio dal buco della serratura. “Ma che cosa stiamo facendo del diritto? Della libertà delle persone, della privacy, dei sacri diritti di una democrazia liberale? Persino Violante ha detto di frenare. Come ha detto Ostellino oggi capita a Berlusconi, ma domani può succedere a ciascuno di noi. Io a Buttafuoco dico sempre cose da ergastolo. Ci vuole senso della realtà e dell’ironia. Invece dopo Tangentopoli vogliono Puttanopoli”

Il senso ultimo di quanto detto era: Berlusconi, torna il Berlusconi liberale del ’94, salva il Paese. Ma è tardi: Berlusconi ha avuto quel tempo necessario per salvare il Paese, quel Paese lo ha umiliato internazionalmente, non ha cambiato né migliorato alcunché, è ora che si faccia da parte.

Io credo onestamente che Ferrara possa riporre la sua retorica eccezionale, davvero: teneva il pubblico in palmo di mano perché in Italia non c’è nessun rischio per il diritto, per la libertà delle persone, per la privacy, per i diritti di una democrazia liberale. Per carità. non c’è nessun complotto: siamo seri.

Andando alla radice della questione, c’è un Presidente del Consiglio che è accusato di due reati: concussione e prostituzione minorile. Vedremo come andrà il processo: quanto emerso finora però, è davvero sconfortante, disgustoso, ridicolo,
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per quanto lo sconforto, il disgusto e la ridicolaggine non siano reati.