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Appena la sua auto ha varcato il confine attraversando il valico di Eretz, il segretario generale dell’Onu Ban Ki moon al suo arrivo oggi nella Striscia di Gaza è stato accolto con lanci di scarpe e anche di sassi. Decine di manifestanti hanno protestato al passaggio del suo convoglio, arrabbiati per il suo rifiuto di incontrare le famiglie dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri di Israele. Numerosi cartelli retti dai manifestanti accusavano Ban Ki moon di connivenze con Israele (che ad oggi tiene in prigione parecchie migliaia di palestinesi, molti dei quali minorenni). Un rappresentante di un di familiari di palestinesi detenuti ha innalzato un cartello sul quale si poteva leggere in inglese: Ban Ki Moon, basta con l a Israele.

Il quotidiano israeliano Haaretz aggiunge che i manifestanti hanno formato una catena umana tentando di impedire l’ingresso di Ban Ki moon e che solo l’intervento delle forze di sicurezza di Hamas ha consentito al convoglio di proseguire il suo percorso.

Ban si è quindi recato a Khan Younis, nel sud della Striscia, dove era atteso per l’inaugurazione di un progetto finanziato dalla cooperazione giapponese sotto l dell’Onu. Ieri, nel corso di una conferenza stampa congiunta a Gerusalemme con il presidente israeliano Shimon Peres, il massimo esponente delle Nazioni Unite aveva invitato ad aumentare gli sforzi per arrivare a una pace e chiesto alle parti di impegnarsi a fondo nelle trattative avviate di recente ad Amman, nella vicina Giordania. Ma niente denunce dirette ed esplicite delle politiche espansioniste di Israele. E poi il rifiuto di incontrare i familiari dei detenuti politici palestinesi, segnale che sarebbe stato particolarmente inviso alle autorità sioniste.

E quindi l protesta di oggi dei manifestanti palestinesi, che per la prima volta ha tolto a Ban Ki Moon quell di presunta neutralità tra le ragioni degli israeliani e dei palestinesi che finora era riuscito in qualche modo a conservare. I manifestanti hanno anche protestato contro l dell di contrastare il blocco imposto da Israele alla popolazione della Striscia di Gaza che finora ha provocato innumerevoli sofferenze e morti.

Parlando ai giornalisti a Khan Yunes il segretario dell ha minimizzato le contestazioni subite oggi, dicendo di comprenderne le ragioni. So che c malumore e inquietudine per il futuro tra i palestinesi ha detto per questo sono qui per la terza volta a chiedere che alla gente (dei Territori occupati) sia data libertà di movimento e che i varchi di confine (della Striscia di Gaza) siano aperti senza limitazioni all Ho chiesto di nuovo in questi giorni alle autorità israeliane di revocare il blocco (della Striscia), ha rimarcato il segretario generale, sottolineando che Israele ha fatto alcuni passi in tale direzione, ma che non è ancora abbastanza (!).

Dopo di che Ban ha messo in fila una serie di amenità, inoffensive per Israele e per la sua politica esponsionista e colonialista. I palestinesi non devono lanciare razzi contro Israele e Israele deve garantire ai palestinesi una vita con dignità, nel rispetto dei diritti umani, ha detto, aggiungendo che il governo di Benyamin Netanyahu invitato a dare uno stop all edilizia degli insediamenti di coloni ebrei nei Territori occupati mettere sul piatto una nuova politica e offrire maggiori chance ai negoziati Mentre i palestinesi devono porre fine alle loro divisioni interne. Come al solito un colpo al cerchio e uno alla botte che lascia tutto come sta.

Il Fronte Popolare contro la visita di Ban Ki Moon a Gaza

Fronte Popolare di Liberazione della Palestina ha affermato il 1 febbraio 2012 che la visita del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon non è un passaggio verso l’azione o anche solo il riconoscimento della sofferenze palestinesi nella striscia di Gaza, dicendo che il rifiuto di Ki Moon di incontrare i profughi e i comitati per il diritto al ritorno, dei familiari dei prigionieri e delle vittime dell’assedio mostra una grande mancanza di rispetto per i diritti e le sofferenze del popolo palestinese. E’ stato annunciato, ha detto il Fronte, che Ban Ki Moon visiterà la striscia di Gaza il 2 febbraio 2012 per vedere le condizioni di vita del popolo palestinese nella striscia e per visitare i progetti portati avanti dall’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite creata per i rifugiati palestinesi (UNRWA). Comunque, entrambi gli uffici delle Nazioni Unite a Gaza e nella West Bank hanno un predefinito numero di figure istituzionali che potranno incontrarlo e parlargli, da queste sono escluse le organizzazioni per i profughi e per il diritto al ritorno, le organizzazione dei familiari dei prigionieri, gruppi di vittime dei crimini dell’occupazione e rappresentanti delle organizzazione della società civile. Il Fronte ha evidenziato che tutto ciò rientra nel contesto delle Nazioni Unite che ignorano le proprie responsabilità verso i diritti e le sofferenze del popolo palestinese, e ha fatto appello all’estensione della visita e all’organizzazione di incontri con settori rappresentativi della società palestinese che incontrino il segretario generale per rappresentare la realtà della situazione palestinese. Il compagno Rabah Muhanna, membro dell’ufficio politico del PFLP, ha detto che “Il rifiuto degli organizzatori della visita a di permettere a Ban Ki Moon di incontrare i rappresentanti di questi settori significa che questa visita è una mistificazione e una falsa facciata tesa a oscurare la realtà, che è che le Nazioni Unite non hanno agito secondo quanto previsto dalla carta fondativa e dalle proprie risoluzioni per porre fine all’occupazione israeliana della terra palestinese e rafforzare i diritti palestinesi, in primis il diritto al ritorno per i profughi.” Muhanna ha detto che le Nazioni Unite sono “una causa diretta della sofferenza del popolo palestinese, dalla Nakba fino ai giorni nostri”. Gli attivisti per I diritti umani invitati al meeting hanno respinto gli inviti fino a che i rappresentanti delle organizzazione dei rifugiati, delle associazione dei prigionieri e altri siano invitati, incluso il direttore del Centro per i diritti umani Al Mezan Essam Younis e l’attivista della società civile Amjad al Shawa.
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