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Biennale di Venezia, chiusa la moschea della Misericordia

Il discusso Padiglione dell’Islanda nell’ex chiesa, affidato all’artista svizzero Christoph Bchel, secondo la Prefettura non poteva essere utilizzato come luogo di culto

Venezia. La moschea temporanea di Venezia, in realtà il Padiglione dell’Islanda della Biennale di Venezia presso l’ex chiesa di santa Maria della Misericordia usato però come luogo di culto dai tanti musulmani veneziani, chiude i battenti. Lo ha deciso il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica della Prefettura che in una nota ha spiegato come Nel corso di ripetuti controlli effettuati l’attività espositiva è risultata esercitata in violazione delle prescrizioni impartite dall’amministrazione comunale e delle assicurazioni fornite. In particolare, sotto il primo aspetto, sono state violate le prescrizioni riguardanti il divieto di utilizzo, durante l’orario di apertura al pubblico, dello spazio interno dell’ex chiesa per finalità diverse da quelle di una mostra espositiva; il divieto di utilizzo del padiglione quale luogo di culto; le modalità di ingresso del pubblico. Le difformità riscontrate hanno riguardato in particolare la violazione delle norme sulla sicurezza dei luoghi, visto il ripetuto superamento del limite massimo di capienza.

Dall’inaugurazione dell’8 maggio la Moschea della Misericordia, questo il nome del padiglione, presso il quartiere di Cannaregio che la curatrice Nina Magnusdttir ha affidato all’artista svizzero islandese Christoph Bchel (Basilea, 1966), è al centro di polemiche e discussioni. Qui Bchel ha costituito, in collaborazione con la comunità islamica veneziana (Ci pareva che l’iniziativa andasse in direzione della tolleranza, e a novembre avrebbe chiuso, spiegano esponenti della comunità con 20mila membri e una vera moschea a Marghera), una moschea vera e propria trasformando quello che da anni era comunque solo un deposito seppur di pregio storico e religioso in un luogo di preghiera. La chiesa era inutilizzata dal 1969 ed è di proprietà privata dal 1973.

Il Patriarcato di Venezia nei giorni scorsi aveva protestato attivamente, vedendo il lavoro di Christoph Bchel che ha ricreato perfettamente una moschea, coprendo alcune croci presenti con tessuti e panneggi con versetti del Corano, posizionando l’ampio tappeto per la preghiera e posizionando il Mihrab che indica la corretta direzione della Mecca verso la quale i musulmani devono indirizzare le proprie preghiere. All’ingresso del padiglione della Biennale esisteva anche lo spazio per depositare le scarpe (nelle moschee si entra scalzi). Ora ci sono 60 giorni di tempo per appellarsi alla decisione della Prefettura, riallestire un altro padiglione oppure chiudere definitivamente. In ogni caso il dubbio resterà. Questo luogo è una vera moschea, oppure attraverso la riproduzione di una moschea l’arte fa il suo mestiere, mettendo al centro dell’attenzione un problema reale come quello dei musulmani a Venezia? Santa Maria della Misericordia, a Venezia nota anche come Santa Maria Valverde, nasce nel X secolo, nel XIII viene ricostruita e poi nel corso dei secoli subisce numerose ristrutturazioni. L’attuale facciata si deve, negli anni 1651 1659, a Clemente Molli su commissione del senatore Gaspare Moro.
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