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Ciao a tutti! Dopo che ho scritto il titolo, mi venuto in mente che avrei potuto attaccare il post con “che cos’hanno in comune ecc. ecc.?”. Pi semplicemente, i brand sono costretti a investire su un pubblico sempre pi giovane da fidelizzare per un futuro che si spera migliore di oggi.

Cecilia, sugli Ugg ha ragione malibulagoon: per mia sorella Anna, che se li comprati per andare allo stadio in inverno, dice che grazie a questa soffice calzatura riesce a sopravvivere al gelido e insopportabile orario dei posticipi alle 20,45 imposto da Sky. Se vuoi, ci sono anche i simil Ugg di Arfango in velluto (li ho visti in vetrina blu scuro, verdone e bordeau, se non erro). Carini. Fa niente. Una cosa è certa (per me ovviamente): che la Canalis non indosserebbe mai un Colangelo, un Givenchy, un McQueen, un Yves, un Valli se sceglie un Blumarine, un Pucci, un Cavalli, un Dolce Gabbana un motivo c esistono marchi intelligenti e marchi non intelligenti. Chi sceglie gli ultimi non è detto che non sia intelligente ma che, a mio avviso, non sceglie intelligentemente cosa indossare non avendo competenza nel campo. Coprirsi è un conto, vestire è diverso. vestire è anche indossare l della maison, di chi la disegna è un qualcosa che va al di la del capo stesso. Come un Mondrian, un Picasso, un Klein appeso al muro di casa o una Louis Ghost di Stark possono piacere o meno ma cavolo si parla di Stark e della sua ricerca di Klein e delle sue alchimie cromatiche etc bisogna sempre andare anche oltre il prodotto.

Un Yves, per tutti i riferimenti culturali che ha dietro un Mcqueen, per la ricerca che ogni capo racchiude, non possono essere paragonati ad un Pucci by Dundas (non ancora) o a un Roberto cavalli. Non trovo la (ex) Elisabetta abbigliata da velina sul red carpet di Londra. E una bella ragazza con uno spacco profondo e un bel decolleté in un bustier. Semmai da velina o peggio sono gli orribili tatuaggi sulle braccia, quelli sì davvero poco chic.

Ogni marchio ha il suo Dna, ogni marchio deve puntare sulle giovani consumatrici del presente e soprattutto del futuro.

FAccio un esempio stupido prendi il secondo outfit della collezione, quello indossato da Maria Carla, mettilo su una ragazza come lei, per strada, e ci hai fatto una prostituta Mi dirai: non è l che fa di una ragazza una prostituta. No, giusto, però non possiamo neanche negare che le prostitute scelgano di indossare un determinato tipo di capi.

La collezione che Dundas ha presentato per quest invece è diversa le lunghezze sono pressocchè le stesse della ss 2010 però c una preziosità e uno spessore maggiore, una costruzione ben pensata e ci vedo una meravigliosa continuita (contemporaneizzata) con la tradizione della maison. Non so se mi spiego. Il commento che ho lasciato su questo blog non era un commento tagliente, o almeno non intendeva esserlo.

Ultimamente si registra sempre di più la voglia da parte dei designer di incontrare i giovani e questo è normale, è un investimento sia nel breve che nel lungo periodo. ma non necessariamente questo implica lo scosciamento o un abbondanza spropositata di decolleté da sbatacchiare.

Dundas, a mio avviso, dovrebbe un attimino ingentilire essere meno gratuito (nonostante, mi ripeto, il suo stile a me piaccia molto.) ritornare alla sua prima collezione per la maison. Ovviamente, non vorrei errare,
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siamo ancora alla seconda presentazione, è troppo presto per tirare le somme, però, come si dice, ognuno esprime il proprio parere.

Tu scrivi, cara Paola: Brand sono costretti a investire su un pubblico sempre più giovane da fidelizzare per un futuro che si spera migliore di oggi e questo significa, in qualche modo, rende volgare la donna? Perchè nonostante lo stile di Pucci (a tratti molto simile a quello di Decarnin per Balmain) mi piaccia molto di eleganza non è che poi ne trasudi parecchia anche da Valentino si cerca di puntare su un target giovanile ma non necessariamente allo stesso modo di Dundas il progetto Valentino, vuoi perchè Valentino è Valentino, vuoi per il Dna della maison è diverso, viene condotto in maniera diversa. Valentino è solo uno degli esempi che potrei fare Ysl, Balenciaga, Givenchy e tanti altri conducono il proprio progetto puntando sui giovani, gentilmente, non gratuitamente come Dundas per la SS 2010 . Non sono un sostenitore della Menkes quando dice che in Italia esiste un velinismo dilagante questo esiste a Milano, Londra, Parigi e New York, indifferentemente. Però non è un caso che una velina scegla un Pucci nel 2009, anzi, rende molto l Questo è il mio punto di vista.

Grazie Paola Questo è il mio punto di vista

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