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Il 9 novembre, per l’ottava giornata, le due contendenti dello scudetto, separate da due soli punti, sono attese da trasferte insidiose: l’Inter a Bergamo, dove non vince da anni, la Juve a Napoli. Per entrambe, il risultato finale sarà una rocambolesca e risicata vittoria.

L’Inter si porta in vantaggio fortunosamente con Djorkaeff, mentre l’Atalanta è in 10 a causa di un infortunio a Sottil, che si è scontrato col proprio portiere nel tentativo riuscito di recuperare Ronaldo. Con l’Atalanta protesa a cercare il pareggio, il brasiliano colpirà anche un palo in contropiede. Ma quanto a legni, nel solo primo tempo, i bergamaschi ne colpiscono ben tre: i pali con Carbone e Foglio e una clamorosa traversa su tiro da fuori. Inoltre, prima del riposo, Moriero compie un miracoloso salvataggio sulla linea. Insomma, si va all’intervallo con i padroni di casa all’assalto, e allo stesso modo si apre la ripresa, con Pagliuca che compie un miracolo su Sgrò. Come sempre, è il solo Ronaldo a costituire l’unico, per quanto potente, strumento di offesa degli ospiti: prima fa espellere Sottil costringendolo alla doppia ammonizione, poi ingaggia una lotta con Rustico che provoca due episodi controversi: un “quasi rigore” per l’Inter, allorché il difensore sbilancia con mestiere Ronaldo che stava per concludere a rete, e soprattutto una gomitata al volto che il brasiliano rifila impunito a Rustico. La doppia ammonizione (ineccepibile) di Djorkaeff ristabilirà la parità numerica, e a 10 minuti dalla fine Caccia, grazie anche a una dormita di Bergomi, riuscirà a conseguire il meritato pareggio. Ma a due minuti dalla fine, West, smarcato da un triangolo di Ronaldo davanti al portiere, riuscirà a regalarela vittoria per Inter.

Raggiante per aver finalmente sfatato il campo di Bergamo, al termine della gara Moratti riconosce i meriti dei locali e si compiace dei 3 punti acciuffati in extremis. L’euforia per la vittoria e per l’alta quota in campionato lo inebria: “Però l’Inter ha uno spirito e lo ha fatto vedere. Questo mi fa davvero piacere. Aver battuto un’Atalanta così determinata può voler dire che questo è davvero il nostro anno”. Fino quasi al delirio: “A Bergamo ho capito che West può segnare un gol a partita”. Anche Simoni, uomo ricordato per lo stile sobrio, pare contagiato: “Scudetto? In questo momento non ci manca niente”.

C’è da dire che l’avversario più pericoloso, nonché inseguitore più ravvicinato, non sta attraversando un momento entusiasmante. Viene da un mercoledì di Champions in cui ha regolato a Torino gli slovacchi del Kosice per 3 2, un risultato deludente dato l’avversario e le esigenze di classifica, che vede in testa al girone un Manchester United a punteggio pieno, artefice fino a quel punto di una marcia trionfale. La Juve, dopo essere andata in vantaggio per 3 0 (Del Piero, Amoruso, Fonseca), aveva avuto un calo di tensione che aveva portato i misconosciuti ospiti ad accorciare le distanze.

A Napoli, durante un primo tempo avaro di occasioni, sono i fuoriclasse bianconeri a fare la differenza, confezionando il gol del vantaggio: un’accelerazione di Del Piero sulla tre quarti al 38′ si combina perfettamente col movimento di Zidane che si smarca, riceve palla in verticale e con freddezza va a segnare. La ripresa è più movimentata: il Napoli pareggia grazie a un errore difensivo della Juve che al 14′ favorisce Bellucci e poi sfiora il raddoppio con Protti, anticipato alla grande da Peruzzi. A questo punto sono le mosse di Lippi a risultare decisive, con l’inserimento di Fonseca per Pessotto che porta il numero di punte in campo a 3 (con Amoruso e Del Piero) più Zidane. Il Napoli arretra progressivamente la linea di difesa e ogni situazione di superiorità creata da un uomo dribblato genera pericolo. Il gol decisivo, per quanto nell’aria, arriva però solo a 3 minuti dalla fine, grazie a un tiro da fuori area di Fonseca. Comunque, se la Juve vince è perché nel momento decisivo osa di più, a costo di esporsi al rischio di concedere all’avversario l’opportunità di colpirla di rimessa, a differenza dell’Inter tutta difesa e Ronaldo. “Abbiamo sfruttato bene la panchina e vinto con merito”, dice Lippi alla fine. E a chi gli fa notare che la sua Juve decide spesso le sue partite nell’ultimo quarto d’ora, replica: “Se capita solo qualche volta, vuol dire che è questione di fortuna. Ma se capita spesso, vuol dire che c’è volontà di credere fino in fondo, c’è condizione atletica e c’è anche una buona panchina”.

Dopo la pausa per la Nazionale, che ottiene contro la Russia la qualificazione per il Mondiale francese, il 23 novembre va in scena una nona giornata molto ghiotta: derby milanese e Juve che ospita la terza forza Parma.

La stracittadina si gioca in realtà nell’anticipo del sabato sera, con la tribuna di San Siro in ghingheri: presenti il presidente della Fiat, Cesare Romiti, Giorgio Fossa di Confindustria e Guido Rossi, presidente di Telecom Italia econsigliere dell’Inter.

Il primo tempo vede il Milan proiettato all’attacco e l’Inter, al solito, a puntare sul contropiede. Proprio su uno di questi, è Simeone a raccogliere un cross di Moriero e insaccare a porta vuota. Il Milan continua a macinare gioco, crea diverse occasioni, finché alla mezz’ora arriva il pareggio di Weah. Tra la fine del primo tempo e la prima parte della ripresa si registrano diversi attacchi rossoneri, ma infruttuosi.

Il Milan vuol vincere, l’Inter rincula, ma torna in vantaggio grazie a un rigore molto contestato. In effetti quel che accade nell’area rossonera è poco chiaro: su azione di calcio d’angolo, si vede Ronaldo abbattersi a terra vicino a Boban. Le moviole non chiariranno, limitandosi a ipotizzare una misteriosa trattenuta del giocatore croato. Capello parla di “tuffo”, ma le immagini non mostrano né il fallo, né la simulazione.

Il pareggio del Milan giungerà pure su calcio di rigore, ma stavolta per un netto sgambetto di Zé Elias su Albertini. Interessante piuttosto quanto accade poco prima: Collina aveva fatto ribattere una punizione del Milan perché qualcuno in barriera si era staccato prima del tempo; a norma di regolamento, aveva ammonito un giocatore dell’Inter, solo che il giallo, anziché a Zé Elias, sarebbe dovuto andare a Galante, che, già ammonito, sarebbe stato espulso. In seguito, oltre a Galante, Collina grazia pure West: infatti fischia una punizione a Ba quando il fallo (e un successivo tocco di mano del pallone) è con tutta evidenza del nigeriano. Sul prosieguo i due bisticciano: West sta davanti, Ba cerca di togliergli la palla,allora il primo tenta di rifilargli due gomitate, mava a vuoto. Collina fischia, Ba appoggia una mano sul volto dell’interista: giallo per entrambi, ma West avrebbe dovuto essere espulso.

Nel dopogara, Moratti resta abbottonato, ma dietro il suo commento: “Il tecnicoè stato indotto a schierare una formazione prudente, ma abbiamo giocato bene”, si cela la delusione per un’Inter troppo sparagnina. Voci informate parlano di critiche espresse al tecnico alla vigilia. Ma Simoni si dice molto soddisfatto: “Il pareggio ci sta benone. Siamo riusciti a tenere a undici punti un rivale che ha gettato in campo tutto il suo orgoglio e la sua bravura per rosicchiarci tre punti. Ma noi li abbiamo ricacciati indietro”.

I milanisti, invece, il rigore su Ronaldo non riescono a mandarlo giù. Savicevic è lapidario: “Meglio il Milan”, certo, lui è rossonero. Però a San Siro ci sono anche osservatori stranieri, imparziali. Canal Plus è molto severo con l’Inter: “Meglio il Milan perché prova a giocare. L’Inter invece fa soltanto contropiedi. La si può capire, non deve vincere per forza. Per la squadra di Capello è difficile contro nove difensori.”

Nonostante il punticino rimediato dalla capolista, il giorno dopo la Juve ha l’occasione di balzare in testa, ma impatta con lo stesso risultato contro un ottimo Parma, dopo essere andata due volte in svantaggio.

Il primo tempo è della Juve, che fa il gioco e attacca, ma noncrea occasioni particolarmente pericolose, un po’ anche a causa del periodo di appannamento che sta attraversando Inzaghi. I due gol del Parma giungono da errori individuali (Ferrara e Iuliano) nell’applicazione del fuorigioco: in entrambi i casi c’è un rinvio lungo della difesa, con assist di testa di Milanese che smarca Chiesa prima e Crespo poi,che fanno secco Peruzzi. Come a Napoli, per forzare il gioco d’attacco, Lippi mette la terza punta, lasciando il solo Deschamps a fare filtro. Saranno un ottimo Del Piero prima e Amoruso poi a ristabilire la parità. Nel finale, una schiumante Juve si proietta verso la vittoria, sfiorata con Fonseca, ma anche il Parma rischia di far male in contropiede.

Al termine, Ancelotti è entusiasta per aver fermato i bianconeri: “Avevo detto che la Juve è la più grande squadra del mondo e sono soddisfatto di avere giocato alla pari con i migliori. Ci rimangono la certezza di poter competere con loro e un po’ di rimpianto: siamo stati in vantaggio fino agli ultimi minuti, abbiamo subito la rete del pareggio su azione confusa da corner. Forse nella ripresa siamo indietreggiati troppo, comunque il pari è soprattutto merito dei bianconeri”. Anche Lippi è contento: “Mi soddisfa la Juve vista contro il Parma. Siamo partiti alla grande, poi loro si sono chiusi rendendoci la vita difficile e hanno agito in contropiede. I gol degli emiliani e non lo dico per sminuire il loro gioco sono stati abbastanza casuali. Credo che nel finale, se fosse entrato il tiro di Fonseca e avessimo vinto, non avremmo rubato nulla”.

Il 30 novembre si gioca una decima giornata favorevole all’Inter, ospite del Vicenza, mentre la Juve deve far visita al Milan. I bianconeri non riusciranno a riportare a Torino i 3 punti, ma si consoleranno con un acquisto che si rivelerà uno dei più azzeccati dell’intera gestione Triade.

L’Inter invece riesce ad espugnare Vicenza, dove però parte malissimo e conduce una gara al solito a base di difesa e contropiede. I padroni di casa partono a mille e la schiacciano subito indietro, andando pure in gol, con Zauli, che l’arbitro annulla per un fuorigioco di Di Cara, che in posizione irregolare ha la sconsiderata idea di tentare di deviare una palla comunque diretta nell’angolino; la palla nonvene nemmenotoccata da Di Cara, ma il suo è fuorigioco attivo. I biancorossi continuano ad attaccare ed ottengono anche un rigore, anche se Schenardi, toccato da West in area quando era lanciato a rete, cade con una platealità sospetta. Per la trasformazione si incarica Di Cara che angola troppo l’esecuzione, la palla colpisce il palo interno ed esce. L’Inter crea, al solito, qualche percolo incontropiede, quando parte il Fenomeno. Stavolta però il vantaggio giunge su calcio da fermo, con Simeone che risolve in mischia. Poco dopo, l’argentino si ripete con un tiro da lontano: 0 2. Il primo tempo si conclude col Vicenza all’arrembaggio e allo stesso modo inizia la ripresa, allorché Massimo Ambrosini finalmente risolve una mischia, accorciando le distanze grazie anche a un errore di Pagliuca. Come da copione, i padroni di casa si buttano con ancor più foga alla ricerca del pareggio, finché Ronaldo metterà al sicuro il risultato, ovviamente in contropiede, arma con la quale i nerazzurri sfiorano poi più volte anche il quarto gol.

Per Simeone, reduce da un inizio di campionato in cui ha subito un’accanita contestazione da parte dei suoi tifosi, è una soddisfazione doppia: “Sarebbe facile adesso dire che questa è la mia rivincita sui fischi. Del resto, dovevo uscire da quella situazione”. Simoni invece trova il tempo di prendersela con l’arbitro: “Mi sono arrabbiato sulla punizione che ha portato il 2 1 perché non sono un santo: c’era un fallo su Colonnese e non ho visto il fallo su Zauli. Ma se non ho visto male, anche il fallo del loro rigore non c’era ed era giusto annullare per fuorigioco il gol che avrebbe dato l’1 0 al Vicenza”. Se riescono a lamentarsi quando vincono, non stupiranno i piagnistei che verranno fatti, come vedremo, più avanti, quando arriveranno le sconfitte.

E sì che avrebbero ben poco da lamentarsi: in dieci partite, otto vittorie e due pareggi. Primato in classifica ed en plein fuori casa: cinque su cinque. In casa Inter e sui giornali siperde ogni pudore: si parla di nascente “nuova epopea herreriana” e si evoca ad ogni piè sospinto Moratti padre. La vittoria di Vicenza ne porterebbe il marchio inconfondibile. C’è pure chi, inebriato da posizioni di classifica a cui non era abituato da molto tempo, inizia a togliere sassolini da scarpe evidentemente ricolme. Vienepure riesumato un episodio di qualche anno prima, la sera del primo scudetto milanista della serie Capello, allorché Berlusconi disse: “Questo trionfo è dedicato alla Milano che sa vincere. Noi la rappresentiamo”,conMassimo Moratti che si sarebbe lasciato sfuggireun sommesso e tagliente: “E noi dell’Inter chi siamo?”. Quella domenica l’Inter aveva perso a San Siro con la Cremonese. Ora son passati più di cinque anni, e proprio quella giornata così umiliante, secondo i mitografi nerazzurri della nuova epopea Moratti, avrebbe visto la nascita dell’idea di ricostruire la “leggendaria” Inter degli anni ’60.

L’euforia bauscia trae spuntodall’allungamento a4 punti del vantaggio sulla Juve,che a San Siro strappa solo un pareggio a un Milan già molto attardato in classifica. La gara è aperta, combattuta, mai ostruzionistica, con giocate di ottima fattura. La Juve però ne esce con la perdita di Amoruso per tre mesi, uscito in barella dopo uno scontro con Costacurta nel primo tempo: frattura del perone destro. Lippi aveva schierato una squadra molto offensiva, non solo mettendo Amoruso e Del Piero di punta, ma soprattutto posizionando Zidane marcatamente a sostegno dei due attaccanti. Gli ospiti iniziano e chiudono il primo tempo all’attacco, ma il Milan, nel cuore della frazione, riesce ad andare in vantaggio grazie a una sfortunata autorete di Ferrara a seguito di una mancata deviazione di Zidane di testa.

Anche il pareggio arriva, poco dopo, in modo rocambolesco, grazie a un maldestro intervento di Taibi, che esce in presa con troppa irruenza, oltrepassando la linea dall’area e mollando poi il pallone per non essere espulso. Bravo Inzaghi, che aveva sostituito il povero Amoruso solo mezzo minuto prima, a insaccare.

Gol casuali, ma la partita come detto è bella: è evidente quanto le squadre tengano a vincere. Lippi azzecca la mossa di Pecchia per Pessotto: sarà il nuovo entrato a propiziare l’azione del gol. Sull’1 1, inoltre, sul finire del primo tempo, viene annullato ingiustamente un gol a Inzaghi: Torricelli, scattato in posizione regolare sulla sinistra, tira verso la porta, interviene Inzaghi, che al momento del tiro era arretrato rispetto al pallone e tocca in rete. Un attimo prima del tocco a rete, l’arbitro fischia in seguito alla segnalazione del guardalinee Mazzei di un inesistente fuorigioco. E’ difficile immaginare che l’attaccante bianconero, senza il segnale acustico, avrebbe fallito.

Questa la gara sul campo, dove la Juve incamera solo un punto. Ma nelle retrovie dello stadio si gioca un’altra partita, che definire vincente, per quel che si vedrà negli anni a venire, è un eufemismo: una delegazione capeggiata da Giraudo trova l’accordo con lo staff rossonero: la Juve verserà 10 miliardi ai rossoneri, ricevendo in cambio la prestazioni di Edgar Davids. Per il Milan, dal punto di vista economico, è un affare, dato che poco più di un anno prima l’aveva ingaggiato a parametro zero. Ormai il giocatore, fermo da mesi in seguito a un grave infortunio (23 febbraio, Perugia Milan, scontro con il portiere Bucci), si era inimicato Capello a causa del suo non facile carattere.

La stampa sottolinea il “successo economico” del club di via Turati. Ma per la Juve, dal punto di vista tecnico, è molto di più: un ennesimo capolavoro di mercato della gestione Triade. E Davids ci metterà poco per dimostrarlo.
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