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Note storico estetiche di Maria Rattà

Presentiamo ai lettori una ricca carrellata di immagini corredate da brevi note informative sulla vastissima produzione artistica a tema Cristo e l’adultera. Il materiale reperito, suddiviso per grandi correnti o per secoli, dimostra quanto il soggetto sia stato e continui a essere uno degli argomenti maggiormente trattati da maestri noti e meno noti, e sia capace di parlare anche all’uomo di oggi della misericordia di Dio nei confronti dei peccatori. La rassegna sarà scansionata secondo il seguente ordine:

Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

(Gv 8, 1 11)

CRISTO E L’ADULTERA NEL RINASCIMENTO

IL DIPINTO DI CAMILLO BOCCACCI

L’adultera dl Boccacci (detto Boccaccino) [1] adorna il presbiterio della chiesa di san Sigismondo a Cremona, e viene realizzata grazie al sostegno economico di Francesco II Sforza. L’opera, collocata sulla parete sinistra e in pendant con un’altra tela del Boccaccino, la Risurrezione di Lazzaro, è dipinta nel 1504. Nella rappresentazione dell’incontro tra Cristo e la peccatrice, il pittore entra in dialogo con la pittura manierista.

Particolarità non ricercata, ma determinata dal passare del tempo è quella che caratterizza gli occhi dei personaggi: essi appaiono oggi privi di pupille. Effetto della loro realizzazione a secco, con legante proteico, andato perduto.

I DIPINTI DI TIZIANO

Nelle sue versioni iconografiche e soprattutto in Tiziano l’adultera è divisa tra lo svenimento (espressione stralunata, spalla denudata) e il pentimento (lunghi capelli che vorrebbero nascondere una parte del suo corpo, occhi chiusi),
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ed evoca irresistibilmente Maddalena, o perlomeno la peccatrice di Luca [2].

1. L’adultera di Glasgow

Gesù Cristo e l’adultera (1508 1510)

Negli inventari del 1689 della collezione della regina Cristina di Svezia (collezione presso Palazzo Riario di Roma), l’opera compare per la prima volta, ma viene attribuita a Giorgione, Nel 1856, e dopo vari passaggi, viene acquisita dal Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow (Scozia). Grazie a una copia anonima del dipinto (XVI secolo), conservata all’Accademia Carrara di Bergamo, è stato possibile stabile che in origine la tela era ben più grande di quella che oggi noi conosciamo: essa fu infatti tagliata sul lato destro, forse a causa di un deterioramento della parte inferiore, e proprio nel museo scozzese si conserva un frammento del taglio. Il dipinto appare innovativo per la sua epoca, specie se paragonato a quelli di Bellini. Tiziano rende la scena con grande vividezza, sia nei colori brillanti, sia nei gesti vigorosi e intensi dei personaggi.

2. L’adultera di ViennaLE VETRATE DEL DUOMO DI AREZZO

DI GUILLAUME DE MARCILLAT

L’artista (La Chtre, 1468 c. Arezzo, 1529), pittore, vetraio e frescaio [3], nonché maestro di Giorgio Vasari, realizza delle vetrate per la Cattedrale di Arezzo. Una di esse rappresenta l’episodio di Cristo e l’adultera.

I personaggi, come di consueto, fondono echi e reminiscenze di quei modelli michelangioleschi e raffaelleschi appresi durante i soggiorni romani, non senza lievi disparità qualitative nell’esecuzione e nella resa: se le figure del Cristo, dell’Adultera e degli astanti del secondo registro sono potentemente tratteggiate grazie ad un disegno costruttivo che nulla toglie però alla compostezza, nelle tre figure dei Farisei in primissimo piano sono invece riscontrabili alcune forzature, e nella posa e nella scorciatura degli arti inferiori, fenomeno presente anche in altre vetrate del Duomo e negli affreschi delle volte che il Marcillat stava contemporaneamente conducendo.

Sapientissima anche in questa opera si rivela la tecnica di esecuzione e mirabile si mostra la resa dei dettagli più minuti, fattori ricollegabili all’educazione di stampo franco fiammingo dell’Autore. Stupisce poi l’illusionismo mimetico con cui il Maestro è riuscito a restituirci l’immagine della varia natura dei marmi, degli ornamenti, delle stoffe, nell’ultimo caso ottenuta ricorrendo all’uso di vetri placcati e incisi: famosi tra tutti l’effetto “vellutato” della veste rossa puntinata di bianco dell’adultera realizzato con vigorosi tocchi di grisaille sul vetro rosso plaqué inciso e l’esempio del copricapo del fariseo in primo piano a destra ottenuto con vetro blu inciso a motivi vegetali poi rialzati col giallo d’argento [4].
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