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Breve storia del chassidismo 7

Lo sviluppo del movimento

Nello stesso periodo, dopo il decesso del suo maestro, Rabbi Dov Ber, il Rabbi Chneour Zalnan venne acclamato alla direzione del movimento chassidico. A capo dell’opposizione c’era il famosissimo Gaon di Wilno, Rabbi Eliahou (1720 1797), conosciuto tanto per la sua cultura, che per la sua nobilta’ d’animo. Il centro della disputa si sposto’ verso la Russia dello zar, visto che i territori polacchi della Lituania e della Russia bianca vennero ceduti alla Russia a seguito delle spartizioni della Polonia effettuate negli anni 1772, 1793 e 1795. Nel 1798 il movimento chassidico affronto’ la sua maggiore crisi, nel momento in cui Rabbi Chneour Zalman venne denunciato allo zar, dagli oppositori, come un pericoloso ribelle; denuncia che venne ripetuta nel 1800. Senza prolungarsi negli avvenimenti della storia, e’ sufficiente sottolineare che dopo il riconoscimento dell’innocenza del Rabbi Chneour Zalman e di conseguenza del suo movimento, da parte del governo russo, l’opposizione rinuncio’ definitivamente a qualsiasi azione contro il chassidismo.

Ma la storia del chassidismo, anche se qui brevemente riassunta, non e’ solamente quella di una lunga resistenza ad una opposizione tenace e certa dei propri diritti. E’ anche la storia di un meticoloso lavoro di gruppo dei discepoli che si strinsero attorno al Baal shem tov in un primo tempo e poi al suo successore, il Rabbi Dov Ber di Mezeritch. Un versetto biblico descrive bene tale processo: un fiume sgorgava dall’eden per irrigare il giardino, e da li’ si divideva in quattro rami. Per l’eden cioe’ la sorgente e l’origine delle cose si intende il Baal shem tov; il fiume che ne discende sta per il Rabbi Dov Ber di Mezeritch; il giardino tutto cio’ che beneficia dell’acqua vivificante e’ Rabbi Elimeleh di Lizansk e i quattro rami che ne sono ulteriormente discesi sono Rabbi Menachem Mendel di Rimanov, Rabbi Israel di Koznitz, Rabbi Meir di Apta e Rabbi Yacov Itsak il veggente di Lublin. Fra queste prime generazioni di Chassidim bisogna ricordare anche: Rabbi Nahman di Bratslav, Rabbi Levi Itsak di Berditchev, Rabbi Menahem Mendel di Kotsk e Rabbi Chneour Zalman di Liady.

In un primo periodo, sotto la direzione del Baal shem tov e poi di Rabbi Dov Ber di Mezeritch, il chassidismo resto’ un movimento unitario in cui ogni discepolo apportava la ricchezza della propria personalita’ all’opera comune. Ci furono comunque anche dei discepoli che affermavano di non essere degni neanche di allacciare le scarpe ai loro maestri ed altri invece che avevano una cultura ed un’erudizione tale da essere riconosciute dall’intero mondo Rabbinico dell’epoca. Cio’ dimostra che a quel tempo confluivano nel mondo chassidico sia persone spinte dall’entusiasmo e dal sentimento che dalla ragione e ognuno vi trovava il suo spazio, il suo compito, la sua dimensione.

Si racconta che, quando mori’ il Baal shem tov fu naturalmente suo figlio, Rabbi Barouch, a succedergli, ma, meno di un anno dopo,
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questi rinuncio’ alla sua funzione di guida a favore di Rabbi Dov Ber. Rabbi Barouch spiego’ la sua decisione dicendo che era dovuta ad una richiesta del padre, il Baal shem Tov. Di fatto fu l’ultimo ad organizzare il movimento, alla sua morte i suoi discepoli scelsero di non rimanere uniti alla guida di un unico maestro. Pertanto, dopo aver eletto un capo, Rabbi Cheour Zalman, ritennero pi?opportuno dividersi onde diffondere in modo pi?capillare lo chassidismo, incaricandosi ognuno della sua diffusione in un certo territorio dove ognuno avrebbe operato secondo la propria personalita’.

La maggioranza dalla popolazione ebraica viveva in quel periodo in Polonia e in Russia ed e’ quindi verso questi due mondi che si diressero gli sforzi degli Chassidim. La Russia in particolare era vista come la roccaforte dell’opposizione, infatti li’ erano le pi?grandi scuole talmudiche. Venne inviato in Russia Rabbi Chneour Zalman, il pi?colto fra tutti i discepoli, quello di cui gli altri dicevano: pur avendo mangiato tutti dallo stesso piatto, lui ha avuto la pietanza migliore.

Ogni Chassidim dunque ando’ a fondare la propria scuola. La funzione di guida spirituale divenne quasi ereditaria e si crearono delle vere e proprie dinastie; nondimeno l’idea originaria venne mantenuta. La figura della guida spirituale, il Rabbi, era necessaria sia per mostrare le intenzioni di D o che per indicare il cammino e la via da seguire per elevarsi gradualmente verso di lui. Ognuno di questi Rabbi si stabili’ in una citta’ il cui nome rimarra’ collegato al gruppo di seguaci che vi si formo’. Cosi’ troveremo degli Chassidim di Satmar, di Gour, di Vichnitz, di Belz o di Loubavitch, che, pur lontani dalle loro terre d’origine e privati dagli avvenimenti storici di tutto quello che avevano, hanno saputo continuare a vivere come prima, come se vivessero in un mondo di solo spirito, irraggiungibile da qualsiasi fatto contingente.

Col passare del tempo si attenuo’ l’aspetto scandalistico della novita’ inerente il chassidismo. Gli oppositori cominciarono a comprendere che i loro sospetti erano senza fondamento e che la loro ostilita’ era ingiustificata. In tempi relativamente brevi stava arrivando il momento della rappacificazione.

Dal 1808 cominciarono le prime iniziative comuni, intraprese concordemente dai dirigenti degli Chassidim con quelli dei mitnagdim, come per esempio un’edizione del Talmud approvata a Kopoust da entrambi, approvazione che sarebbe stata impensabile solamente dieci anni prima. Finalmente si era giunti alla riconciliazione. Gli Chassidim erano di nuovo accettati come membri a pieno titolo e parte integrante della comunita’ ebraica, e il loro movimento come un elemento indissociabile dell’ebraismo tradizionale. Ben presto il chassidismo assunse il ruolo di rappresentante dell’ebraismo religioso e tradizionale. E’ pur vero che i tempi cambiano e che dalla fine del xviii secolo e soprattutto durante il XIX secolo gli Chassidim si trovarono a sostenere i violenti attacchi dell’haskalah, la corrente illuminista ebraica, che nel suo desiderio di apertura al mondo, di riconoscimento sociale, di crescita culturale e di degiudaizzazione non esito’ a ricorrere all’aiuto dello Zar per costringere gli ebrei ad uniformarsi alle loro idee. Il chassidismo intraprese una nuova battaglia e paradossalmente divenne il difensore della tradizione.

La storia del movimento chassidico e la sua posizione nel mondo ebraico cambiarono radicalmente nello spazio di poche generazioni. Da una posizione di supposta eresia passo’ a gestire la tradizione sino ad assumere il ruolo di difensore della tradizione stessa, divenendo un fenomeno unico nella storia ebraica.

Oggi il chassidismo e’ portatore dello stesso messaggio, combinando l’apertura al mondo e il rifiuto delle attitudini sclerotizzate che lo hanno caratterizzato sin dalla sua fondazione. Senza dubbio e’ questo che ne ha fatto un elemento motore di molte comunita’ ebraiche in Israele e nella diaspora, desiderose di trovare una chiave di lettura degli avvenimenti di questo secolo, presentendo un senso della storia. Il chassidismo, che ha una lunga tradizione di lotta per le idee,
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propone un messaggio immutato nel tempo.