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1 CAPO 20 ANALISI

1. L’autorit di Ges messa in dubbio da una deputazione del Sinedrio. Irritati oltre ogni misura dagli eventi accaduti in quel momento, cio dall’entrata trionfale di Ges in Gerusalemme, dalla purificazione del tempio, dagli osanna dei bambini, e dai miracoli che egli compiva perfino nei sacri cortili (dove non avea mai fino allora mostrato in quel modo il suo divino potere), una deputazione di sacerdoti, di scribi e di anziani (i tre grandi corpi che costituivano il Sinedrio), in virt della loro autorit come custodi della religione e dei buoni costumi del popolo, e come guardiani del tempio, si avvicin a Ges come gi prima al Battista Giovanni 1:19 28, domandando con qual diritto facesse queste cose, e da chi lo avesse ricevuto. Tenuto conto dei motivi che li spingevano a ci come pure del fatto che avevano in mano tanto da rispondere da s alle proprie domande, Ges avrebbe potuto ricusarsi a rispondere; fa loro invece una domanda, sopra un soggetto in apparenza diverso, non per evadere la loro, ma perch essa conteneva, se vi rispondevano dirittamente, una risposta sufficiente a quanto gli aveano chiesto. Quella domanda eccola: battesimo di Giovanni era egli dal cielo, o dagli uomini? la parola battesimo indicando qui evidentemente tutta quanta l’opera del Precursore. Se essi riconoscevano divina la missione del Battista, doveano per necessaria conseguenza riconoscere che da Dio pure derivava Cristo la sua autorit poich Giovanni lo aveva ripetutamente additato come il Messia, come quel forte di lui, di cui egli non era degno di sciogliere il correggiuol delle scarpe Essi non avevano mai apertamente sconfessato Giovanni come profeta, e bench non avessero simpatia alcuna per i suoi insegnamenti, motivi di prudenza li consigliavano a lasciar credere che essi pure partecipavano alla credenza popolare a suo riguardo. Ma erano astuti abbastanza per comprendere che la, loro risposta, qualunque essa fosse, li avrebbe messi fra le corna di un dilemma. Se, riconoscevano che la missione di Giovanni era stata divina nella sua origine, Cristo poteva subito dir loro: Perch dunque non accettate la sua testimonianza a mio riguardo come Messia, e perch mettete in quistione l’autorit mia di far queste cose? D’altra parte, dichiarandosi contro alla divina missione del Battista, temevano di suscitare un tumulto e di venir lapidati dal popolo persuasissimo che Giovanni era profeta. Ebbero dunque ricorso ad una menzogna: sappiamo Con questa loro ipocrisia e codardaggine aveano perduto ogni diritto ad essere istruiti della natura e della origine dell’autorit che Cristo esercitava. In breve la risposta di Ges significava: “Poich voi che pretendete d’essere guardiani della religione a pr del popolo, non potete nemmanco determinar la sorgente della autorit del Battista, inutile parlarvi della mia” Luca 20:1 8.

2. Parabola dei vignaiuoli scellerati. Questa parabola come pure quella dei due figli Matteo 21:28, non fu rivolta esclusivamente alla deputazione del Sinedrio cui Ges avea turata la bocca, come sappiamo da Matteo e da Marco, ma pure al popolo cui stava predicando prima della venuta di quella, e che tuttora si affollava intorno ai disputanti. Lo scopo di questa parabola era di mettere sotto gli occhi cos del popolo come dei suoi rettori la condotta degli Israeliti, per tutto il corso della loro storia come chiesa o popolo eletto, verso i profeti o messaggieri di Dio e verso di lui medesimo come Figlio di Dio, l’ultimo ed il pi grande della lunga serie; ammonendoli al tempo stesso delle inevitabili conseguenze che ne avverrebbero per loro medesimi; perdita cio dei loro privilegi speciali, i quali verrebbero trasferiti ad altri pi atti a farne buon uso. A questo scopo parla loro di una vigna, accuratamente cinta e provvista di tutto il necessario allogata a certi coltivatori; un servo dopo l’altro vien mandato dal padrone della vigna per ricevere i frutti; tutti vengono successivamente battuti, lapidati od uccisi; finalmente manda l’unico e diletto suo figlio, e questi incorre nella sorte medesima, viene ucciso e buttato fuori della vigna. In risposta quindi alla domanda: far il padrone della vigna a quei vignaiuoli scellerati? il popolo, senza averne coscienza, pronunzia subito la propria sentenza: verr e distrugger quei lavoranti, e dar la vigna ad altri Nell’udire questo verdetto naturale della retta coscienza popolare, la deputazione quasi involontariamente esclama: non sia! e su ci Ges cita la profezia del Salmo 118: relativamente alla che gli edificatori han riprovata e che divenuta il capo del cantone continuando, per cos dire, la profezia della parabola sotto un’altra immagine. Questa pietra del cantone Ges medesimo; egli ce la rappresenta primieramente come passiva, sopportando ogni maniera di rozzo trattamento, ma vendicandosi alfine per tutti gl’insulti ricevuti, facendo cadere e rimaner fiaccati i suoi insultatori. Alla fine poi, quasich fosse investita di qualche forza vitale, sollevata e maneggiata da qualche invisibile e potentissima mano, essa scender con forza irresistibile sui suoi schernitori e li ridurr in polvere Luca 20:9 18.

3. Domande insidiose relative al tributo ed alla risurrezione. I sommi sacerdoti e gli Scribi, ora irritati oltre misura avrebbero voluto arrestar subito Ges e metterlo a morte, ma li trattiene la manifesta simpatia del popolo verso di lui. Rinunziando alla violenza, ricorrono ora alla frode, proponendogli una serie di domande affin di soprapprenderlo, e di rendergli nemici o i popoli o i Romani loro padroni. La prima, proposta dai Farisei e dagli Erodiani coalizzati, riferivasi alla legittimit della loro sudditanza all’impero romano; ma Ges vi rispose in modo da evitar quel doppio pericolo, dando al tempo stesso una regola importante ed eccitando la sorpresa e l’ammirazione dei suoi uditori. Chiesta una moneta portante il nome e l’esergo di Cesare, rispose subito: adunque a Cesare le cose di Cesare, e a Dio le cose di Dio Tentarono quindi la prova i Sadducei, con tono pi frivolo e schernitore. Mediante la supposizione di un caso esagerato, cercarono di gettare il ridicolo sulla dottrina della risurrezione, presentandola come una enorme assurdit La risposta del Salvatore contiene una importante vendicazione di quella preziosa dottrina, e da una parte svela la completa loro ignoranza dello stato dei risorti, mentre dall’altra stabilisce l’innegabile testimonianza resa a quella dottrina nell’Antico Testamento. Una terza domanda fatta da un dottore della legge, relativamente all’importanza comparativa dei comandamenti di Dio, ricordata da Matteo e da Marco, viene omessa da Luca. Le risposte date in questa circostanza furono tali che i suoi nemici pi non si attentarono a fargli altre domande, perch sentivano che cos facendo non riuscivano se non a metter sempre pi in evidenza l’impareggiabile saviezza di Cristo Luca 20:19 40.

4. Ges chiude la bocca ai Farisei, facendo loro una domanda intorno a Davide ed al Messia. Avendo cos risposto a tutte le loro quistioni, Ges a sua volta, propone agli Scribi un quesito, in cui interessata una importante profezia messianica, il vero senso della quale era andato perduto o dimenticato. A questo tien dietro un ammonimento al popolo contro dei conduttori cos poco meritevoli di fiducia, cos per la loro ignoranza come per la loro ipocrisia Luca 20:41 47.
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